venerdì 7 luglio 2017

Fidarsi é bene ,ma non fidarsi é meglio

Salari, il nodo che resta

Navigazione, il governo porta molto ma non abbastanza. Sciopero avanti Presentate garanzie occupazionali e prospettiva di un Ccl consortile. Ma sugli stipendi si sta ancora trattando

Fin che la barca non va
Grazie per l’impegno, ma non basta. Così lo sciopero prosegue. In questi termini le maestranze della Navigazione Lago Maggiore (Nlm), in sciopero da 12 giorni, hanno reagito ieri pomeriggio alle aperture governative nella vertenza di stampo sindacale aperta il 25 giugno sulle rive locarnesi del bacino svizzero del Verbano per protestare contro i 20 licenziamenti e i 14 non rinnovi del contratto da stagionale intimati dalla Navigazione stessa, mentre è in corso la costituzione di un consorzio con la Società di navigazione Lago di Lugano (Snl), che gestirà il servizio di linea sulle acque elvetiche del Lago Maggiore dal 1o gennaio 2018. Nel corso di un incontro tenutosi in mattinata a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, la delegazione governativa formata da Manuele Bertoli, Claudio Zali e Christian Vitta aveva portato un carico importante. “Per quanto riguarda le garanzie occupazionali, la proposta di intesa presentata dal Consiglio di Stato prevede innanzitutto che nell’ambito del costituendo consorzio la Snl confermi la riassunzione di tutti i 34 dipendenti residenti in Ticino che cesseranno di lavorare per Nlm a fine 2017, con l’eccezione di due collaboratori che passeranno direttamente a beneficio della pensione”, ha puntualizzato in una nota serale il governo. Inoltre, “è stato possibile confermare che i dipendenti riassunti possano mantenere l’affiliazione alla cassa pensioni delle Fart”. In più, “il nuovo datore di lavoro, secondo quanto prevedono le norme applicabili alle imprese che lavorano su mandato dello Stato, dovrà avviare negoziati con le organizzazioni sindacali per l’adozione di un contratto collettivo di lavoro”. Fin qui le conquiste, cui si aggiunge la prospettiva di un’assunzione statale dei deficit per quella parte di servizio di linea che dal 2018 assurgerà a servizio di trasporto pubblico e sarà assoggettata alla relativa legge. Per contro – ha dovuto rassegnarsi il Consiglio di Stato – “non è stato possibile comunicare al personale risultati decisivi sul tema dei livelli salariali nella fase che precederà l’entrata in vigore del contratto collettivo”. Incamerato il tutto, il fronte sindacale Sev-UniaOcst, unitamente ai rappresentanti delle maestranze, ha poi riferito gli esiti dell’incontro all’assemblea del personale scioperante. Assemblea che “innanzitutto ha voluto ringraziare il Consiglio di Stato e il suo presidente (Bertoli, ndr) per gli sforzi profusi e per la sincera determinazione nel voler uscire dalle secche”; e ha preso atto “delle aperture, in particolare per quanto riguarda la piena occupazione e l’obbligo di negoziare un Contratto collettivo di lavoro”. Ma, nel contempo, i lavoratori hanno sottolineato “l’assoluta esigenza delle garanzie salariali, particolarmente importante in una realtà come quella ticinese, dove i salari sono regolarmente sotto pressione”. Un elemento, quello salariale, “molto sentito dalla popolazione ticinese, alle prese con un mercato del lavoro dove l’unica regola è spesso l’assenza di regole”. Pertanto, “difendere i livelli salariali e contrattuali, e difendere buone condizioni di lavoro, è un sacrosanto e irrinunciabile dovere dei sindacati”. In questo senso qualche bordata è partita all’indirizzo dei dirigenti del futuro consorzio, che “per anni hanno negoziato nella più grande opacità” e “devono mostrare ora un minimo di senso di responsabilità nei confronti delle maestranze, soprattutto se vogliono anche beneficiare del denaro pubblico messo a disposizione dal Consiglio di Stato (e quindi dalla collettività) – ma non senza condizioni – per assicurare la linea Magadino-Locarno”.
Bertoli: ‘Continueremo a mediare’
Pur esprimendo “fiducia” nei confronti di chi “sta negoziando con determinazione una via d’uscita” (che gli scioperanti dicono di sperare venga trovata rapidamente) tutto quanto messo sul piatto non basta dunque per fermare l’agitazione: “Solo in presenza di precise garanzie salariali”, infatti, “i lavoratori e le lavoratrici, ormai al dodicesimo giorno di sciopero, torneranno al lavoro”. Il che significa la prosecuzione dell’astensione dal lavoro, con l’impegno di valutare la situazione giorno per giorno e mettere conseguentemente ai voti assembleari la strada da prendere. Raggiunto iera sera dalla ‘Regione’ per un commento a caldo sull’equilibrio non raggiunto ai fini della cessazione dello sciopero, Manuele Bertoli si è così espresso: «Quel che come Consiglio di Stato potevamo fare era mettere i soldi del finanziamento pubblico di una parte della linea. Lo avevamo già scritto il 30 giugno. Per il resto abbiamo continuato, direttamente o indirettamente, a fungere da mediatori fra il personale scioperante e il consorzio in via di costituzione. Una serie di nodi sono stati sciolti, mentre non siamo arrivati ad una certa garanzia sui salari, almeno come misura transitoria. Penso comunque che non manchi molto e spero che le due parti facciano ognuna qualche ulteriore passo in direzione dell’altra. È nell’interesse di tutti che ciò avvenga». Intanto il governo ha confermato che il 2 agosto si terrà una riunione con i rappresentanti di sindacati e personale delle società concessionarie (Snl e Nlm) “per presentare lo stato di avanzamento dei lavori di costituzione del nuovo consorzio”. I binari sono due: la preparazione degli elementi che concretamente daranno vita al progetto di nuova navigazione consorziata (entro fine luglio), e l’allestimento – entro settembre, appaltato ad un esterno – di un “business-plan” che fornirà gli estremi economici di tutta l’operazione.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Manon sarà un errore madornale questa nuova società con la Navigazione del lago di Lugano, che recentemente ha liquidato il contratto collettivo di lavoro, con i suoi dipendenti?
E poi è una società privata, anche se può usufruire di un mandato.
Non era più semplice riscostruire la società con la FART, ente di trasporto parapubblico e lla quale già fanno capo per diverse prestazioni?
C'è da porsi qualche interrogativo in merito.
Le competenze , se non esistesero, si possono creare.

Il Passsero di Vira ha detto...

Sembra che il Governo cantonale si stia movendo nella giusta direzione. Si spera che si arrivi a una soluzione definitiva e duratura della vertenza, Questo sarà un primo passo per pianificare una nuova gestione di tutto il servizio in territorio svizzero.
E' tempo e ora chi si valuti una gestione locale di questi servizi da parte dell'ente pubblico o di privati per quanto riguarda la parte svizzera del lago Maggiore.
Non vedo problemi particolari in quanto non si tratta di gestire, ad esempio, una Costa crociere.
Quindi diamoci una mossa. La convenzione, a questo punto, si puo' sempre disdire.
Si diano da fare anche i sindaci ed enti che hanno sottoscritto il comunicato apparso anche su questo blog.
Comunque solidarietà ai lavoratori.

Anonimo ha detto...

Il ministro della Lega, si dimentica che l'OCST non è propriamente di sinistra, come si dimentica che i dettami del NANO a favore dei lavoratori residenti non erano fondati su una destra o una sinistra. L'importante è salvaguardare i posti di lavoro dei residenti. In questo caso mi sembra che sia lui che "sfrutta la situazione".
Mi spiace che un consigliere di Stato si esprima in questi modo.
Vedro' , alle prossime votazioni a chi dare il voto.
A buon intenditor....

Anonimo ha detto...

Perché non ripristinare il servizio bus che da Indemini portava a Locarno. Era molto frequentato, sarebbero validi gli abbonamenti generali e l'arcobaleno. Toglierebbe auto dalle strade e costi di parcheggio agli utenti. Calcolando che per la tratta Magadino-Locarno si spendono 14.80 piu' il posteggio, sarebbe un bel risparmio. Chi viaggia in bus si sara' accorto che turisti e non passano gia' per Cadenazzo in quanto la navigazione non riconosce detti abbonamenti. Spendere 80.00 fr. per una famiglia di 4 persone per raggiungere Locarno mi sembra una follia anche per chi non ha problemi finanziari.
Il trasporto pubblico è gia' comunque finanziato dal Cantone e non penso comporterebbe un onere non sostenibile. Certamente molto meno che per dotarsi di battelli propri. Di chiunque sia la colpa abbiamo dato del Ticino una pessima immagine.

Anonimo ha detto...

Quando una soluzione é intelligente le autorità e i politici prendono le distanze ,non é loro abitudine essere razionali.
E li vogliamo mandare a Berna?
Già hanno messo a posto il ticino vogliamo vedere anche la confederazione cadere a pezzi ?