
Attracco industriale: 'E provvisorio'
Suscita perplessità in Gambarogno la licenza concessa a Piero Ferrari. Ma è solo per tre mesi
di Serse Forni la regione
Qualche tempo fa il Cantone aveva respinto la richiesta di licenza edilizia presentata dal Gruppo Piero Ferrari per una pista, sulla riva di Piazzogna, che permettesse a camion e altri mezzi di scendere sul lago. IL tutto con la possibilità, in futuro, di creare degli attracchi industriali, per i barconi della medesima ditta.
Perciò quando lunedì mattina sono iniziati i lavori, sulla sponda sinistra del Gambarogno c'è stato un attimo di smarrimento. Più d'uno si è mosso per raccogliere informazioni; tra di loro il presidente del Consorzio piano regolatore Mauro Ponti, il presidente della Gambarogno Pesca,
Virgilio Morotti, e le autorità di diversi Comuni rivieraschi. Tutti a chiedersi cosa stesse succedendo, se i permessi di costruzione c'erano e se fosse tutto regolare. Stava rientrando dalla finestra ciò che era stato buttato fuori dalla porta?
Domande legittime, visto che informazioni ufficiali sono giunte con il contagocce. Ma anche considerando le ragioni espresse da chi in Gambarogno si è opposto agli attracchi per attività industriali (scavo e trasbordo degli inerti dalle chiatte ai mezzi pesanti). Da una parte il Piano direttore cantonale propone di valorizzare le rive e dall'altra si realizza una struttura che ha poco a che vedere con il turismo e le bellezze paesaggi-
stiche.
Abbiamo chiesto lumi a Roberto Keller, del Dipartimento del territorio e responsabile del Gruppo di accompagnamento per lo spostamento degli impianti di quello che fu il Silo Ferrari. «Attualmente i barconi sono attraccati alla foce del Tkino, ma vanno spostati. Una situazione definitiva non è ancora stata trovata e quindi abbiamo optato per una struttura provvisoria. Così è stata rilasciata una licenza edilizia». Una licenza edilizia che fissa anche un termine: 12 settimane. In altre parole, entro tre mesi tutto dovrà tornare come prima. «Posso garantire che sarà così», continua Keller. Se per gli attracchi la licenza è nero su bianco, diverso il discorso per i lavo-
ri che in questi giorni sono stati eseguiti sulla riva, con una sorta di rampa che scende verso il lago.
La spiegazione però è chiara e limpida, e ci giunge da Gabriele Rossi, del Gruppo Piero Ferrari: «Nella richiesta, abbiamo specificato che era possibile realizzare gli attracchi sola se ci fosse stata una pista per poter raggiungere le chiatte. Dobbiamo portare nel lago dei blocchi di cemento per ancorare i barconi, evitando così danni e problemi ad ogni colpo di vento. Senza dimenticare le necessità di riparazioni e manutenzione dei natanti. Comunque, se per realizzare tale rampa abbiamo impiegato 10 ore, posso assicurare che per demolirla basterà mezza giornata». Insomma, l'ac-
cesso agli attracchi è indispensabile; uno senza l'altro non si può fare.Va detto che i barconi, che attorno al Verbano nessuno vuole, hanno anche un'utilità pubblica. In caso di buzza possono dare una mano nei lavori di pulizia del lago; oppure intervengono per dragare l'accesso ai porti, quando i sedimenti accumulati sul fondo impediscono l'accesso a motoscafi e yacht. Ma ci sono altri aspetti, come ricorda Rossi: «Comprendiamo le esigenze ambientali e del turismo; tuttavia anche l'edilizia e i settori industriali connessi hanno una loro importanza economica e sociale nel Locarnese. Un aspetto, quest'ultimo, che non va dimenticato''''
Suscita perplessità in Gambarogno la licenza concessa a Piero Ferrari. Ma è solo per tre mesi
di Serse Forni la regione
Qualche tempo fa il Cantone aveva respinto la richiesta di licenza edilizia presentata dal Gruppo Piero Ferrari per una pista, sulla riva di Piazzogna, che permettesse a camion e altri mezzi di scendere sul lago. IL tutto con la possibilità, in futuro, di creare degli attracchi industriali, per i barconi della medesima ditta.
Perciò quando lunedì mattina sono iniziati i lavori, sulla sponda sinistra del Gambarogno c'è stato un attimo di smarrimento. Più d'uno si è mosso per raccogliere informazioni; tra di loro il presidente del Consorzio piano regolatore Mauro Ponti, il presidente della Gambarogno Pesca,
Virgilio Morotti, e le autorità di diversi Comuni rivieraschi. Tutti a chiedersi cosa stesse succedendo, se i permessi di costruzione c'erano e se fosse tutto regolare. Stava rientrando dalla finestra ciò che era stato buttato fuori dalla porta?
Domande legittime, visto che informazioni ufficiali sono giunte con il contagocce. Ma anche considerando le ragioni espresse da chi in Gambarogno si è opposto agli attracchi per attività industriali (scavo e trasbordo degli inerti dalle chiatte ai mezzi pesanti). Da una parte il Piano direttore cantonale propone di valorizzare le rive e dall'altra si realizza una struttura che ha poco a che vedere con il turismo e le bellezze paesaggi-
stiche.
Abbiamo chiesto lumi a Roberto Keller, del Dipartimento del territorio e responsabile del Gruppo di accompagnamento per lo spostamento degli impianti di quello che fu il Silo Ferrari. «Attualmente i barconi sono attraccati alla foce del Tkino, ma vanno spostati. Una situazione definitiva non è ancora stata trovata e quindi abbiamo optato per una struttura provvisoria. Così è stata rilasciata una licenza edilizia». Una licenza edilizia che fissa anche un termine: 12 settimane. In altre parole, entro tre mesi tutto dovrà tornare come prima. «Posso garantire che sarà così», continua Keller. Se per gli attracchi la licenza è nero su bianco, diverso il discorso per i lavo-
ri che in questi giorni sono stati eseguiti sulla riva, con una sorta di rampa che scende verso il lago.
La spiegazione però è chiara e limpida, e ci giunge da Gabriele Rossi, del Gruppo Piero Ferrari: «Nella richiesta, abbiamo specificato che era possibile realizzare gli attracchi sola se ci fosse stata una pista per poter raggiungere le chiatte. Dobbiamo portare nel lago dei blocchi di cemento per ancorare i barconi, evitando così danni e problemi ad ogni colpo di vento. Senza dimenticare le necessità di riparazioni e manutenzione dei natanti. Comunque, se per realizzare tale rampa abbiamo impiegato 10 ore, posso assicurare che per demolirla basterà mezza giornata». Insomma, l'ac-
cesso agli attracchi è indispensabile; uno senza l'altro non si può fare.Va detto che i barconi, che attorno al Verbano nessuno vuole, hanno anche un'utilità pubblica. In caso di buzza possono dare una mano nei lavori di pulizia del lago; oppure intervengono per dragare l'accesso ai porti, quando i sedimenti accumulati sul fondo impediscono l'accesso a motoscafi e yacht. Ma ci sono altri aspetti, come ricorda Rossi: «Comprendiamo le esigenze ambientali e del turismo; tuttavia anche l'edilizia e i settori industriali connessi hanno una loro importanza economica e sociale nel Locarnese. Un aspetto, quest'ultimo, che non va dimenticato''''
Se non credete a noi , allaRegione diranno la verità
strano molto questo ultimo articolo,nel porto di Magadino non posso fare il pieno di benzina al mio picolo motoscafo i cantieri devono avere precauzioni enormi con sbarramenti per fare benzina.
E qui si parla di riparazioni e manutenzione su lago aperto con bagni spiaggia vicino?
Ho capito putroppo mi fermo qua non serve a nulla con scrivere e burocrazia, affare da seguire.ciao db
E qui si parla di riparazioni e manutenzione su lago aperto con bagni spiaggia vicino?
Ho capito putroppo mi fermo qua non serve a nulla con scrivere e burocrazia, affare da seguire.ciao db
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