“Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore” (Eleanor Roosevelt)/font>

domenica 3 agosto 2008

il gatto e la volpe ne legge ne fede


Che cosa saranno mai le regole, le norme, gli obblighi, le leggi, i principi? Nulla. Non sono più nulla. Basta chiederlo a chi dovrebbe viverci dentro, a chi dovrebbe impararle, assimilarle, farne tesoro. Non sono più nulla. Ad ogni richiesta di rispettare una regola segue una domanda, puntuale: perché? E perchè dovrei far questo? Perchè non dovrei fare quello? Una volta non c'erano tanti perchè. C'era che si doveva fare e basta. Ci si era rassegnati, quasi, eppure era così. E si cresceva anche con quei no, con quei non si può fare, con quei non è giusto. Oggi solo domande, obiezioni, reazioni, repliche secche, una serie di faccio quel che voglio perchè non dovrei, del resto? E ci viene difficile capire che quei no non vengono da chi li pronuncia, ma sono l'effetto di ciò che noi abbiamo seminato strada facendo. Si va discutendo dei 40 anni dal ‘68. Noi non crediamo che quella rivoluzione abbia prodotto solo danni, perchè una rivoluzione in quanto tale non può lasciare solo effetti negativi. Ma, certo, c'è da dire che su molti principi del ‘68 abbiamo impostato concezioni strettamente utilitaristiche che hanno devastato il quadro delle norme sociali, il quadro dentro cui ci si muoveva e ci si era mossi sino a quel momento.Molte cose giuste ha portato il ‘68, ma molte cose le abbiamo interpretate così come l'uomo ha l'abilità di fare tirando acqua al proprio mulino, delegittimando istituzioni che detenevano il controllo di gangli vitali della nostra società e non cercando né trovando, non volendolo fare, elementi alternativi o supplenti. Così si è esaurita la società delle regole, che non erano tutte odiose, che non erano tutte frutto del perbenismo borghese, che non servivano solo ai padroni, fossero al lavoro, in famiglia o a scuola, ma servivano anche a chi doveva imparare a rispettarle. Saremmo dovuti arrivare alla capacità di gestire le regole, di elasticizzare laddove si poteva e si doveva fare, ma non calpestare tutti quei principi che aiutavano la società a muoversi in maniera ordinata. Oddio, faceva orrore il concetto stesso di ordine, allora, si capisce. Oggi, però, anche chi fu sponsor in quei tempi e in quei giorni della ribellione tranchant, si sta rendendo conto che anche un mondo rivoluzionario va gestito. E qui non c'è più ne la rivoluzione, né l'ideologia né la gestione. Tre cose che stanno sulle scatole a chi è cresciuto sotto l'effetto di quel doping comportamentale.

Nessun commento:

Posta un commento