domenica 28 settembre 2008 da il Mattino della domenica
Le prime avvisaglie di polemica si sono già manifestate: in Parlamento si preannuncia la discussione-fiume, anche se non si sa quando questa discussione si terrà... Ma, al di là del caso concreto del nascituro comune di Monteceneri, in cui c’è chi vorrebbe coattare addirittura due comuni recalcitranti (Mezzovico e Isone), le aggregazioni coatte sono o non sono una soluzione politicamente praticabile? In altri termini, le fusioni vanno portate a termine anche contro il volere di alcuni partecipanti, oppure la volontà popolare è indiscutibilmente sovrana? Lo abbiamo chiesto ad alcuni interlocutori. Ecco cosa ci hanno risposto.
Luigi PedrazziniDirettore Dipartimento IstituzioniCome dimostrano in modo chiaro le cifre, il Governo ha fatto ricorso con molta prudenza alla coazione per far nascere nuovi comuni. Lo ha fatto quando ha ritenuto fossero adempiuti i presupposti fissati dalla legge, e finora il Tribunale Federale gli ha dato ragione. Io penso che anche nel futuro sarebbe un errore privare il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio della possibilità di procedere coattivamente, ritenuto ovviamente che la procedura deve essere rispettosa dei "paletti" fissati dalla legge e dalla ormai copiosa giurisprudenza in materia. Vi saranno infatti ancora della situazioni che nell'interesse del Cantone, ma anche e soprattutto delle regioni direttamente interessate, potranno giustificare il ricorso all'aggregazione coatta.
Massimiliano RobbianiConsigliere comunale di MendrisioIn democrazia le fusioni coatte non dovrebbero esistere, tuttavia per certi comuni che non hanno servizi, non si prendono le proprie responsabilità e si fanno mantenere da altri, è difficile immaginare soluzioni diverse. Non vedo invece possibilità di coazione nei confronti di comuni economicamente forti ed autonomi.
Athos VanniniCC Lugano, già sindaco Villa LuganeseLa coazione può entrare in linea di conto quando non esistono i presupposti, politici e finanziari, perché una comunità possa continuare da sola. I progetti aggregativi sono comunque da incoraggiare perché portano benefici rilevanti per la collettività, a cominciare dalla riduzione della burocrazia e dall’abolizione di doppioni.
Angelo PaparelliCommissione aggregazioni GCLe aggregazioni coatte non si devono mai fare. La volontà popolare va rispettata in tutti i casi: se no a che scopo chiamare la gente alle urne...? Se un Comune ritiene in prima battuta di non aderire ad un progetto aggregativo, c’è a disposizione tutto il tempo perché i suoi votanti cambino idea. Del resto è successo in più occasioni che un’aggregazione rifiutata alla prima consultazione, venisse poi approvata qualche anno dopo.
Giorgio PellandaCommissione aggregazioni GC, sindaco IntragnaDa quando è iniziato l’inevitabile processo aggregativo per rendere più dinamica l’attività politica dei Comuni, il Governo ha sempre predicato che le aggregazioni dovevano partire dal basso ed essere condivise dalla maggioranza della popolazione. Si tratta di un postulato a cui personalmente ho sempre cercato di tener fede, proprio perché un’imposizione dall’alto lascia strascichi negativi anche fra gli amministratori locali; il caso di Cevio con Cavergno e Bignasco ne è l’esempio emblematico. Personalmente non sono d’accordo che le eventualissime coatte diventino prassi. Nel caso del Monteceneri per il quale il Parlamento dovrà decidere a breve, pur considerando che l’aggregazione a medio termine dovrà essere realtà, non vorrei toccare la sensibilità dei miei colleghi sindaci (che stimo) se ritengo che non casca mica il mondo se si sospende tutto per 3 o 4 anni; in questo lasso di tempo i vari Municipi coinvolti potranno lavorare per ottenere il consenso generale fra la popolazione.
Rodolfo PantaniPresidente commissione aggregazioni GCDelle due l’una: o si crede nei progetti di aggregazioni comunali, per i quali il Cantone ha votato un credito della bellezza di 110 milioni, oppure non ci si crede. Se ci si crede, allora quando necessario bisogna anche avere il coraggio di procedere a delle fusioni coatte, onde evitare di creare nuovi comuni monchi e non autonomi, che invece di risolvere i problemi ne creano di nuovi. Altrimenti l’ingente credito citato non ha senso, e l’operazione si risolve in uno spreco di soldi pubblici. Se invece non si crede alle aggregazioni, allora non si coatta nessuno, ma nemmeno si stanziano 110 milioni. Si tratta insomma di scegliere: o si dà la priorità alla difesa dei campanilismi, o la si dà all’impiego corretto dei fondi pubblici. Da parte mia non ho dubbi.
Fabio BadasciSindaco di Frasco, comm. aggergazioni GCLa coazione doveva essere usata solo in casi eccezionali e non diventare la regola come accade oggi in Ticino. Io sono contrario di principio alla coazione perché non rispetta la volontà popolare di un'entità istituzionale riconosciuta e alla base dei principi federali della Svizzera quale è il Comune. Questo Ente è secondo me sacro, e l'uso della coazione non permette di creare quella coesione necessaria a far crescere armoniosamente un progetto, permettendo alle comunità coinvolte di identificarvisi. Tanto si è parlato di progetti aggregativi che devono venire dal basso ma poi la base (il cittadino) la si "incastra" con una votazione che è solo consultiva: la legge sulle aggregazioni sta dimostrando i suoi limiti.
Marco ChiesaCommissione aggregazioni GCIl popolo è sovrano. La sovranità popolare va rispettata, pertanto non è corretto prevaricarla. Questo principio deve essere ribadito con forza sia nella legge che nelle decisioni del Gran Consiglio (dal momento che è il parlamento cantonale a decidere dove coattare e dove no). Detto questo, non escludo a priori la coazione, ma questa deve entrare in linea di conto solo in casi assolutamente eccezionali, e deve essere supportata da argomentazioni fortissime. La situazione attuale è invece ampiamente insoddisfacente. Le decisioni del Gran Consiglio sono dettate dal capriccio o dalle influenze politiche del momento. Non esiste una linea che sia chiara e valida per tutti. Spesso comunque non c’è bisogno della coazione, ma basta attendere che il tempo faccia il suo corso, e il Comune recalcitrante si aggregherà da sé...
Michele BertiniCC LuganoSono contrario alla coazione in ambito aggregativo. Un’imposizione dettata dall’alto che obbliga la cittadinanza di un comune a perdere di fatto la propria identità è, a mio modo di vedere, da evitare. Questo perché credo nel principio della sovranità del popolo e quindi la decisione e l’ultima parola sulle sorti di un comune deve spettare sempre alla cittadinanza. Poiché si parla di processo aggregativo, processo deve essere: ossia un’evoluzione, una conseguenza logica ad una situazione creatasi nel corso del tempo. I comuni dovrebbero aderire ad una fusione sia perché convinti dei vantaggi pratici ed economici sia per riconoscere formalmente una realtà che di fatto si è creata (vedi poli urbani). Il legame sentimentale ad un determinato “campanile” dovrebbe a questo punto cedere il passo, con convinzione, alla nuova realtà.
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