
I senza partito crescono
Fenomeno macroscopico negli esecutivi comunali
Interessante constatare che la disaffezione verso i partiti tocca in modo particolare i municipi dei Cantoni di tradizione protestante - Meno quelli cattolici
O ZURIGO Nei piccoli comuni i partiti contano sempre di meno: circa il 50% dei membri degli esecutivi non si identifica infatti con una formazione politica tradizionale. Lo rileva uno studio condotto dall'Università di Zurigo. Le cifre che indica lo studio sono abbastanza impressionanti: se a Uri e in Turgovia si calcola una percentuale di senza partito pari a circa il 50%, nel Cantone dei Grigioni i municipali attualmente senza partito sono il 70%, nel Cantone di Vaud addirittura l'80% e nel piccolo semicantone di Ap-penzello Esterno la quasi totalità dei municipali (90%) non si riconosce in un partito politico. «Esistono regioni intere nelle quali i partiti tradizionali sono scomparsi», ha indicato all'ATS Urs Meuli, sociologo all'Univer-
sità di Zurigo. Il fenomeno è più evidente nei comuni con meno di 1.000 abitanti, dove i municipali che rifiutano l'etichetta di un partito sono addirittura i tre quarti, sottolinea Meuli. Nei comuni di oltre 5.000 abitanti, i politici possono permettersi meno il lusso di restare senza partito, se vogliono riuscire a cambiare le cose.
Il fenomeno della apartiticità è meno frequente anche nelle regioni cattoliche, dove è maggiore lo spirito della comunità, secondo Meuli. Così nel Cantone di Lucerna e in Vallese il 90% dei membri dell'esecutivo rappresenta una formazione politica. Gli apartitici vogliono formare coalizioni pragmatiche «senza dover tener conto dell'opinione di un partito», osserva il ricerca-
tore, aggiungendo che questi rifiutano di essere «etichettati» fin dall'inizio del loro impegno politico. Di fatto, sottolinea Meuli, la metà degli apartitici sono comunque di destra, il 30% di sinistra e il 20% di centro.
Per gli elettori, la non appartenenza dei politici a un partito può rappresentare uno svantaggio: «i rappresentanti dei partiti sono più prevedibili», ritiene Meuli. E anche per gli eletti locali non avere il sostegno di una formazione politica può essere un elemento negativo.
«Se si vogliono cambiare le cose, occorre infatti unirsi a un movimento. Chi è da solo resta isolato», puntualizza Meuli. Secondo il ricercatore, per gli abitanti stessi l'appartenenza o meno di un municipale a un partito non gioca comunque un ruolo importante dal momento che la politica dei piccoli comuni gira soprattutto attorno a progetti concreti senza implicazioni di carattere ideologico.CdT
Fenomeno macroscopico negli esecutivi comunali
Interessante constatare che la disaffezione verso i partiti tocca in modo particolare i municipi dei Cantoni di tradizione protestante - Meno quelli cattolici
O ZURIGO Nei piccoli comuni i partiti contano sempre di meno: circa il 50% dei membri degli esecutivi non si identifica infatti con una formazione politica tradizionale. Lo rileva uno studio condotto dall'Università di Zurigo. Le cifre che indica lo studio sono abbastanza impressionanti: se a Uri e in Turgovia si calcola una percentuale di senza partito pari a circa il 50%, nel Cantone dei Grigioni i municipali attualmente senza partito sono il 70%, nel Cantone di Vaud addirittura l'80% e nel piccolo semicantone di Ap-penzello Esterno la quasi totalità dei municipali (90%) non si riconosce in un partito politico. «Esistono regioni intere nelle quali i partiti tradizionali sono scomparsi», ha indicato all'ATS Urs Meuli, sociologo all'Univer-
sità di Zurigo. Il fenomeno è più evidente nei comuni con meno di 1.000 abitanti, dove i municipali che rifiutano l'etichetta di un partito sono addirittura i tre quarti, sottolinea Meuli. Nei comuni di oltre 5.000 abitanti, i politici possono permettersi meno il lusso di restare senza partito, se vogliono riuscire a cambiare le cose.
Il fenomeno della apartiticità è meno frequente anche nelle regioni cattoliche, dove è maggiore lo spirito della comunità, secondo Meuli. Così nel Cantone di Lucerna e in Vallese il 90% dei membri dell'esecutivo rappresenta una formazione politica. Gli apartitici vogliono formare coalizioni pragmatiche «senza dover tener conto dell'opinione di un partito», osserva il ricerca-
tore, aggiungendo che questi rifiutano di essere «etichettati» fin dall'inizio del loro impegno politico. Di fatto, sottolinea Meuli, la metà degli apartitici sono comunque di destra, il 30% di sinistra e il 20% di centro.
Per gli elettori, la non appartenenza dei politici a un partito può rappresentare uno svantaggio: «i rappresentanti dei partiti sono più prevedibili», ritiene Meuli. E anche per gli eletti locali non avere il sostegno di una formazione politica può essere un elemento negativo.
«Se si vogliono cambiare le cose, occorre infatti unirsi a un movimento. Chi è da solo resta isolato», puntualizza Meuli. Secondo il ricercatore, per gli abitanti stessi l'appartenenza o meno di un municipale a un partito non gioca comunque un ruolo importante dal momento che la politica dei piccoli comuni gira soprattutto attorno a progetti concreti senza implicazioni di carattere ideologico.CdT
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