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mercoledì 24 agosto 2011

COMUNICATO STAMPA DEL 23 AGOSTO 2011

COMUNICATO STAMPA DEL 23 AGOSTO 2011

Unità dell'Insubria: se Lugano va più veloce di Milano.

Anche in questo agosto, come nella scorsa estate, sono tornate le 'fughe in avanti' delle province a sud delle Alpi, complice lo scompiglio della manovra ferragostana di Roma, quella che ha creato il panico per i tagli agli Enti Locali. Non siamo sorpresi che lo stato voglia risparmiare in periferia: è il limite di un'entità iper-centralista come la Repubblica Italiana, purtroppo ancora validata dai voti (di ogni segno) consegnati alle istituzioni partitocratiche.


Domà Nunch pensa piuttosto a quanto sia anomalo e anacronistico voler vivere all'interno di un'entità che pretende l'intero gettito fiscale per sè, per poi distribuirne gli avanzi (finchè ce n'è); e che, di conseguenza, è vicina al collasso, ma non prima di averci messo ancora più in croce. Sul problema specifico dei trasferimenti, mettiamo in chiaro che tagliare soldi all'Insubria è ingiustificato se guardiamo a quanto torna a comuni e province, in confronto al prelievo fiscale che il nostro territorio subisce.

Quindi la soluzione alla crisi è continuare sul percorso che abbiamo sempre indicato: quello che porrà fine alla dipendenza economica e politica dell'Insubria da uno stato parassita. Domà Nunch denuncia l'indecente danno quotidiano - provocato da questa condizione - al nostro ambiente, alla nostra cultura e alla nostra economia.

Quale sarà la conseguenza di questa confusione? Per prima cosa saltano tutte le ipotesi "efficientistiche", quelle proposte dai partiti per dare un po' di corda al guinzaglio del contribuente e al contempo allungare l'agonia dello stato: futuribili micro-devoluzioni spacciate per federalismo, o l'abolizione di Enti Locali, o ancora annunci lapalissiani del tipo "solo la Padania può tenere in piedi l'Italia" (grazie, lo sappiamo da trent'anni). Tutte balle che non funzionano, che non sono state accettate nè dai territori, nè dal governo, e ad ogni modo troppo tardive.
In seconda battuta osserviamo che lo stra-celebrato e centocinquantenne modello italico si trasformerà in un incubo amministrativo-istituzionale, in particolare dove inizieranno a mancare i finanziamenti. Già oggi diverse province minacciano di correre ai ripari a modo loro: Savona che vuole unirsi a Cuneo, Belluno col Trentino, Sondrio coi Grigioni... secondo una strategia dello sbaraglio che non produrrà risultati; se non che qualche taglio sarà annullato, i cavilli trovati, ma le famiglie continueranno a pagare. Intanto, chi ha sperato di diventare - da un giorno all'altro - tirolese, svizzero o padano, rimarrà ben deluso e cagione del suo stesso male.

In definitiva archiviamo al più presto queste fughe in solitaria, giocate sbattendo i pugni sul tavolo, salvo poi ritrattare. Domà Nunch continuerà a battersi per una reale rivoluzione storica e politica, al cui centro è l'interesse dell'Insubria; un progetto che rivaluterà Milano, non appena avrà la forza di slegarsi le mani dalle manovre speculative (vedi Expo) e tornerà a riprendere il ruolo di Capitale; e che vedrà anche gli Insubri di Svizzera uscire dalla loro latenza ed esprimere pienamente il desiderio di riunirsi in una nuova Insubria riconsegnata alla propria autonomia. Come forse sta tentando qualcuno a Lugano, dove due consiglieri del Partito Liberale Radicale (prima forza politica in Ticino) hanno pensato di commissionare uno studio all'Università per individuare i pro e i contro di un'unione del Varesotto, del Comasco e della Valtellina alla Svizzera.

Domà Nunch aveva fatto di meglio: è di un anno fa il famoso slogan "Giontemmes!", lanciato per legittimare gli Insubri più accorti (da entrambe le parti della ramina) a discutere seriamente di un progetto di integrazione bilaterale tra la Svizzera e l'Insubria tutta (non solo qualche pezzettino!) in una nuova Confederazione. Dunque, prendiamo quello che è successo a Lugano come un segnale: se la Svizzera intenderà garantire la giusta autonomia all'Insubria, lo farà sapere. Ma, cari luganesi, fate le vostre valutazioni senza pensare agli schiamazzi degli amministratori provinciali italiani. Scoprirete che l'unica via è quella di una grande, libera e unita Insubria, dal Po al Gottardo.

Domà Nunch - Segreteria Nazionale.

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