Sala gremita martedì sera a Magadino per assistere alla presentazione dello stemma del
nuovo comune "Gambarogno" venuto alla luce dopo un parto... assai travagliato. Tra i
presenti - cosa ovvia alla vigilia delle elezioni comunali - quasi tutti i candidati ai due
consessi, particolarmente generosi di sorrisi e strette di mano. 11 sindaco Tiziano Ponti ha
salutato i presenti con parole accalorate, conscio dell'importanza del momento. Dopo un breve
istoriato al percorso che ha portato alla scelta dello stemma (l'esito del concorso di idee
lanciato dal Municipio,
con il gambero "protagonista", era stato rifiutato dal popolo) è
scaturito da un secondo sondaggio che ha trovato buona accoglienza. Non più il gambero, ma
il lago, la montagna e la trasparenza dell'aria (rappresentata da un ampio spazio bianco
appoggiato ai primi due elementi) hanno ricevuto il battesimo dalle autorità e la benedizione
da parte del parroco don Bogdan Kalisztan.
Era presente, ovviamente., la signora Regula Mìngozzi (vincitrice del concorso) alla quale è
stato affidato il compito di curare l'aspetto grafico, dopo attenta valutazione dei suggerimenti
formulati da altri esperti. Convincenti le sue spiegazioni, supportate dallo stemma scoperto tra
gli applausi. La stessa scena si è ripetuta più avanti quando è apparsa la bandiera dai colori
verde-blu, che ha fatto dire al sindaco: "... Va oltre al pezzo di stoffa, va oltre il disegno
grafico. E'.sìmbolo di appartenenza, simbolo di fedeltà che suscita passione e che scalda i
nostri cuori". L'aspetto araldico è stato spiegato con maestria dal. professor Carlo Maspoli.
"L'impostazione raccomandata nell'esecuzione di far figurare la montagna e il lago - ha detto -
è stata felicemente risolta con perizia dal progettista che ha saputo evitare d'incappare in
una rappresentazione reclamìstica del tipo cartellone di stazione balneare". La storica serata
è stata allietata dalle note briose della Filarmonica gambarognese diretta da Alan Rusconi.
D.I

Ecco con tutto il rispetto, è uno stemma privo di qualsiasi intento distintivo, si potrebbe usare per qualsiasi comune svizzero o italiano con davanti il lago e i monti alle spalle. Mi stupisco che l'ottimo Carlo Maspoli abbia potuto dirne bene. Quando l'aralidica diventa un banalissimo logo da pro-loco... e dire che la Svizzera era la Patria della migliore araldica civica europea :-( Se si pensa a grandi araldisti svizzeri come Boesch, Heim o Cambin fa tristezza... Certo loro non si facevano condurre dalla ggente, semmai la informavano e spiegavano quel che doveva essere, alla gente.
RispondiElimina