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giovedì 4 ottobre 2012

POLITICA AGRICOLA 2014-2017



Il Consiglio Nazionale ha deciso: da ora in avanti il 20% dell’ammontare finanziario PA 2014-2017 sarà progressivamente destinato per prestazioni al paesaggio, inoltre il sostegno all’allevamento di bestiame sarà sulla base delle superfici coltivate e non più sul numero di capi di bestiame. Prossimamente toccherà pure al Consiglio degli Stati pronunciarsi sull’oggetto ma difficilmente vi saranno sostanziali modifiche. Questi in sintesi sono i grandi cambiamenti della politica agricola federale. Altre misure minori assai favorevoli all’agricoltura sono state prese.

Il concetto chiaramente ora si è spostato da livello produttivo a estensivo con un accento ancora più marcato alla gestione del territorio.
Con questi epocali cambiamenti, da un lato si auspica di arginare il surplus di latte, dall’altro si va incontro a quelle che sono le richieste dell’economia e dell’ecologia.
Economia ed ecologia che spesso e volentieri, quando il fine lo richiede, vanno a braccetto. Non è mia intenzione essere offensivo, ma chi segue un po’ da vicino la politica agricola federale degli ultimi anni converrà che le cose così ora vanno alle Camere Federali.
Dall’ anno 1990 l’agricoltura svizzera si impegna a far più ecologia con le prime aziende impegnate nella produzione integrata (aziende bio già esistevano). Ventidue anni dopo praticamente tutte le azienda agricole sono a conduzione integrata o bio. Conduzione che richiede la rotazione delle coltivazioni, il bilancio dei fertilizzanti e un minimo del 7% della superficie agricola utile messa in compensazione ecologica.
Sono 22 anni che la nostra azienda agricola famigliare è gestita conformemente alle direttive della produzione integrata.
Oggi con il nuovo indirizzo politico mi trovo in difficoltà come credo una buona maggioranza dei miei colleghi. Il cambiamento non è di poco conto. Sarà la secolare cultura contadina tramandata di padre in figlio, sarà semplicemente una questione di etica professionale. Sta di fatto che facciamo fatica a farla nostra.
È praticamente scontato l’effetto che una delle due misure avrà sulla tenuta degli animali.
Beh, diminuirà la tenuta di bestiame! Ma il bestiame macellato in più che effetto produrrà?
Ahimè, tutto lascia presagire che sarà il turno del surplus della carne con la discesa vertiginosa del prezzo pagato al produttore. Vivamente non auguro questo scenario confidando sul fatto che l’interprofessione della carne riuscirà a gestire al meglio il momento sfavorevole. Il nuovo orientamento certamente aprirà la caccia all’accaparrarsi di maggiori superfici agricole (pascoli alpini saranno ora i prediletti) con i gestori aziendali maggiormente portati a sgomitare tra di loro.
Inoltre cosa ne sarà gli investimenti finora fatti con denaro pubblico e privato; iniettato in miglioramenti della genetica animale, nella costruzioni di capienti stalle e all’acquisto d’attrezzature varie. Fino all’altro ieri quasi alla noia la politica agricola federale ci spronava ed essere imprenditori.
Un vecchio contadino un giorno mi disse: paghino il giusto prezzo dei nostri prodotti e dei “sussidi” ne facciamo volentieri a meno!
Deleterio è stato l’abolizione totale dei contingenti, da quel momento l’economia lattiera è stata letteralmente sommersa di latte e più nessuno a tutt’oggi ha trovato la chiave di volta al problema.
Parafrasando: un gioco grande o piccolo che sia necessità di buone regole, regole che vanno rispettate altrimenti non funziona. Più si fa grande e più si fa difficile!
La Grande Europa ne è un tangibile esempio: la sua istituzione ha portato molti più problemi di quelli che ha risolto e oggi nessuno, nemmeno le più alte menti pensanti della politica internazionale sanno cosa fare, peggio ancora, dove si andrà a parare!
Per chi mi conosce non è mistero che sono assai sensibile alle sofferenze dei popoli vicini e lontani. Un esempio su molti, il campo profughi più grande del mondo a Dadaab in Somalia, dove quasi mezzo milione di persone vive nell’indigenza estrema!
Oppure la mina vagante della crisi alimentare planetaria di cui nessuno esattamente conosce il tempo della sua nefasta esplosione (drammaticità), con gli speculatori finanziari che sempre più vi aleggiano e lucrano indecentemente.
Infatti l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura lancia in continuazione moniti affinché nei prossimi decenni la produzione alimentare raddoppi.
Quanta buona terra fertili e pianeggianti è stata cementificata e quanta lo sarà ancora!
Presto saremo 9 miliardi d’individui a calcare il pianeta Terra (Svizzera 9 milioni).
C’è chi sostiene che il consumo di carne procapite vada diminuito: in altre parole i popoli privilegiati ne mangino di meno (pare faccia pure bene alla salute) e quelli che non sanno cosa sia se ne astengano dal farlo.
Detto tutto questo nessun operatore del mondo contadino svizzero misconosce la bontà e il costo dell’agricoltura svizzera (13.8 miliardi di aiuti in quattro anni) ma credo che un tipo di politica più avveduta, con regole chiare da rispettare, contingentata dove è necessario (non sto guardando al passato), probabilmente meno costerebbe alle casse pubbliche.
Ora, siamo sicuri che la via della più biodiversità e meno produzione alimentare sia quella giusta?
E se questo tipo di agricoltura “moderna e rispettosa dell’ambiente” così definita da molti, facesse incrementare a dismisura l’importazione di beni alimentari, ora attestata attorno al 45%!
Che deduzioni ne dovrebbe trarre il nostro caro bel paese?
Avrebbe forse un serio problema etico!
Roberto Aerni
Presidente Unione Contadini Ticinesi



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