Merci pericolose, gioco d’azzardo!
di Tiziano Ponti, sindaco Gambarogno
L’incidente ferroviario di sabato scorso tra Eclépens e Cossonay riporta prepotentemente alla ribalta il tema del rischio legato al trasporto ferroviario di prodotti chimici su vagoni cisterna attraverso il nostro territorio. È andata bene e non ci sono stati feriti. Ma le conseguenze sarebbero state ben più gravi se il deragliamento fosse avvenuto all’interno di un agglomerato. Simili disastri si ripresentano con una certa (preoccupante) regolarità. Il trasporto su rotaia di questo tipo di veleni non dà garanzie di sicurezza: sulle strade ferrate circolano veri e propri convogli bomba (...) con ingenti quantitativi di sostanze diverse, la cui interazione potrebbe scatenare reazioni imprevedibili.
Il Gambarogno è particolarmente sensibile alla questione: già oggi fa parte di una delle dorsali principali nord-sud per il trasporto di merci pericolose. In un futuro non lontano il numero dei convogli sulla Bellinzona-Luino potrebbe raddoppiare, con treni lunghi 550 metri.
Un vero e proprio azzardo… Il potenziamento della linea che corre nel bel mezzo dei nostri paesini preoccupa per i rumori (arginati in parte dai ripari fonici), per le vibrazioni (che dal 2019 saranno attenuate da moderno materiale rotabile) e per la sicurezza (tema a tutt’oggi irrisolto). Finora le affermazioni delle Ffs non sono bastate a tranquillizzarci. Il binario che attraversa il nostro comune è ancora quello costruito con i criteri della Gottardbahn e noi non lo riteniamo assolutamente adeguato a sopportare il prospettato potenziamento. Senza dimenticare che le competenze delle Ffs si fermano alla frontiera di Dirinella. La responsabilità dei convogli che arrivano da sud è delle Ferrovie di Stato italiane, dalle quali non sono giunte le indispensabili garanzie.
Il rapporto commissionato dall’Ufficio federale dei trasporti per i rischi derivanti dalle merci pericolose su ferrovia, recentemente pubblicato, non fa che confermare i nostri dubbi. Anzi, per restare in tema, butta benzina sul fuoco. L’indicatore di danno alle acque superficiali mostra che la curva si trova al di sopra della linea di accettabilità per un tratto a San Nazzaro. Dunque, la minaccia per la popolazione si somma a quella di un potenziale inquinamento del bacino superiore del Verbano.
Immaginiamoci il disastro nel caso di un deragliamento di un convoglio di 550 metri carico di merci velenose in quel punto, che dubitiamo sia l’unico critico.
Il nostro territorio è scosceso, a picco sul lago, con frequenti franamenti (che spesso toccano la ferrovia) e costellato di zone densamente abitate. A ciò si aggiungano altre variabili, come guasti tecnici, errori umani o – peggio – sabotaggi. Se da una parte sosteniamo il trasferimento delle merci dalla gomma alla rotaia, dall’altra siamo convinti che la linea ferroviaria sulla sponda sinistra del lago non soddisfi i criteri di sicurezza. I prospettati interventi per portare al raddoppio del tonnellaggio in transito sono insufficienti per tutelare i cittadini e l’ambiente.
Al massimo può essere considerata una situazione transitoria e di compromesso, in attesa che un nuovo collegamento venga realizzato.
Il Gambarogno si opporrà ad oltranza ai progetti di sviluppo, fino a quando non ci saranno delle certezze sulle misure di sicurezza preventive, sia sulla tratta in territorio elvetico sia su quella in territorio italiano.
Pensiamo in particolar modo alla posa di sistemi di monitoraggio automatico (controlli della ripartizione del carico sugli assi, vibrazioni, surriscaldamenti eccetera) come pure a “nasi elettronici” per il rilevamento di fughe. Il tutto accompagnato da procedure e mezzi d’intervento.
Chiediamo una diminuzione della velocità di transito per ridurre l’energia cinetica dei treni. Vorremmo la massima trasparenza sui quantitativi e sui tipi di merci pericolose in transito. Proponiamo, infine, che vengano avviati studi per bypassare la nostra riviera tramite una galleria a doppio binario, possibilmente partendo dal portale Sud del Monte Ceneri.
Il Gambarogno è particolarmente sensibile alla questione: già oggi fa parte di una delle dorsali principali nord-sud per il trasporto di merci pericolose. In un futuro non lontano il numero dei convogli sulla Bellinzona-Luino potrebbe raddoppiare, con treni lunghi 550 metri.
Un vero e proprio azzardo… Il potenziamento della linea che corre nel bel mezzo dei nostri paesini preoccupa per i rumori (arginati in parte dai ripari fonici), per le vibrazioni (che dal 2019 saranno attenuate da moderno materiale rotabile) e per la sicurezza (tema a tutt’oggi irrisolto). Finora le affermazioni delle Ffs non sono bastate a tranquillizzarci. Il binario che attraversa il nostro comune è ancora quello costruito con i criteri della Gottardbahn e noi non lo riteniamo assolutamente adeguato a sopportare il prospettato potenziamento. Senza dimenticare che le competenze delle Ffs si fermano alla frontiera di Dirinella. La responsabilità dei convogli che arrivano da sud è delle Ferrovie di Stato italiane, dalle quali non sono giunte le indispensabili garanzie.
Il rapporto commissionato dall’Ufficio federale dei trasporti per i rischi derivanti dalle merci pericolose su ferrovia, recentemente pubblicato, non fa che confermare i nostri dubbi. Anzi, per restare in tema, butta benzina sul fuoco. L’indicatore di danno alle acque superficiali mostra che la curva si trova al di sopra della linea di accettabilità per un tratto a San Nazzaro. Dunque, la minaccia per la popolazione si somma a quella di un potenziale inquinamento del bacino superiore del Verbano.
Immaginiamoci il disastro nel caso di un deragliamento di un convoglio di 550 metri carico di merci velenose in quel punto, che dubitiamo sia l’unico critico.
Il nostro territorio è scosceso, a picco sul lago, con frequenti franamenti (che spesso toccano la ferrovia) e costellato di zone densamente abitate. A ciò si aggiungano altre variabili, come guasti tecnici, errori umani o – peggio – sabotaggi. Se da una parte sosteniamo il trasferimento delle merci dalla gomma alla rotaia, dall’altra siamo convinti che la linea ferroviaria sulla sponda sinistra del lago non soddisfi i criteri di sicurezza. I prospettati interventi per portare al raddoppio del tonnellaggio in transito sono insufficienti per tutelare i cittadini e l’ambiente.
Al massimo può essere considerata una situazione transitoria e di compromesso, in attesa che un nuovo collegamento venga realizzato.
Il Gambarogno si opporrà ad oltranza ai progetti di sviluppo, fino a quando non ci saranno delle certezze sulle misure di sicurezza preventive, sia sulla tratta in territorio elvetico sia su quella in territorio italiano.
Pensiamo in particolar modo alla posa di sistemi di monitoraggio automatico (controlli della ripartizione del carico sugli assi, vibrazioni, surriscaldamenti eccetera) come pure a “nasi elettronici” per il rilevamento di fughe. Il tutto accompagnato da procedure e mezzi d’intervento.
Chiediamo una diminuzione della velocità di transito per ridurre l’energia cinetica dei treni. Vorremmo la massima trasparenza sui quantitativi e sui tipi di merci pericolose in transito. Proponiamo, infine, che vengano avviati studi per bypassare la nostra riviera tramite una galleria a doppio binario, possibilmente partendo dal portale Sud del Monte Ceneri.

RispondiEliminaIl 29 giugno 2009 a Viareggio ci sono stati 31 morti per il deragliamento di un treno cisterna con gpl. Che certi trasporti su rotaia siano pericolosi non è certo una novità dell`ultima ora e come si è visto la Svizzera non ne é risparmiata