martedì 15 agosto 2017

Chiose al festival del film di Locarno

Di Edgardo Ratti
Archiviato in bellezza i settant'anni del festival di Locarno, è anche giunta, a giusta ragione, l'ora dei bilanci di questo evento che ha tenuto banco per 10 giorni i moltissimi appassionati e non ,del
cinema. A parte qualche giorno di pioggia facente comunque parte dell'inventario, il festival si è svolto nel migliore dei modi sia in
Piazza Grande come nelle varie sale, registrando un importante numero di pubblico. Per cui, si può benissimo affermare che il 70º compleanno del festival ha avuto un grande successo. E questo grazie a tutto il gruppo dirigenziale che ha svolto un ottimo lavoro se si pensa alle grandi difficoltà che un simile evento porta con sé oltre alle mirate soddisfazioni. È molto di questo merito,senza minimizzare l'impegno di tutti collaboratori e collaboratrici, va a due persone: Marco solare infaticabile  trascinatore del festival e C.Chatrian Per l'enorme e gravoso lavoro di scelta dei film proiettati. Due persone alle quali va la più grande ammirazione e il più sentito ringraziamento. Il ringraziamento va anche al pubblico che contribuisce notevolmente a far fiorire e a dare un forte impulso per far sì che il festival, non solo prosegue il suo cammino, ma che migliori la sua già notevole qualità artistica. Chiaramente un evento di questa portata presenta, inevitabilmente e comprensibilmente anche aspetti negativi. In particolare la presenza molto limitata di film in italiano e ciò accresce la delusione dei numerosi italofoni presenti al festival. Secondo punto, e forse il più importante, e la trascuratezza della lingua italiana. Vero che oggi ovunque si vada, la lingua più parlata è l'inglese, tuttavia questo non giustifica il poco rispetto nei confronti dell'italiano che è pur sempre la nostra lingua madre. Scorrendo i prospetti, i cataloghi, le insegne e tutto il resto che fa pubblicità al festival, in primis e l'inglese che la fa da padrone, l'italiano viene sempre dopo. Viviamo in Ticino e la nostra lingua è l'italiano e come tale va difeso e sostenuto. Non è certo per sciovinismo o esagerato campanilismo che sostengo questo problema , ma semplicemente per difendere la nostra lingua. Dopo tutto si tratta né più né  meno di un aspetto culturale. Non è affatto per mancanza di rispetto verso in molti festivalieri stranieri, ma il festival ha il dovere di difendere la nostra cultura anche se siamo in pochi, ma così facendo, sono più che certo, saremo maggiormente rispettati.    Tutto quanto sopra è da riallacciare  agli ultimi 50 anni, durante i quali ho assistito al degrado del nostro paesaggio, alla svendita del nostro territorio, delle rive dei laghi ed ora, temo di assistere anche alla svendita della nostra lingua italiana.

          Edgardo Ratti

1 commento:

  1. Si puÒ solo condividere quanto scrive l'estensore.
    Vien da sorridere, pensando alla figuraccia che hanno fatto i Gambarognesi, rifiutandosi di esser partecipi nell'edificazione della casa del cinema, opera ragguardevole e di notevole importanza, ugualmente(per fortuna) portata a tetto anche senza quelli della sponda magra.
    E si che di Gambarognesi ne orbitano attorno alla manifestazione .
    I soldi risparmiati, chissà dove sono andati a finire? Quasi sicuramente nel pentolone generale, senza alcun riscontro positivo per nessuno!

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