“Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore” (Eleanor Roosevelt)/font>

lunedì 31 agosto 2020

L’INCURIA UMANA FA PIU’ DANNI DEL MALTEMPO


I danni sono il frutto dell’incuria dell’uomo e dell’assenza di politiche di tutela del territorio il costante ripetersi di episodi analoghi e sempre nel medesimo posto preoccupano piu del maltempo Il tutto sueccede quando gli eventi naturali si scatenano e le cose mal gestite li subiscono .

La scarsa manutenzione e il silenzio assordante delle autorità ha fatto in modo da servire un disastro ambientale che poteva avere esiti ben piu devastanti. Ma tanté di questi esempi ne troviamo parecchi nel nostro territorio. Visto che Prevenire è meglio che curare ora occorre cambiare passo, guardando alle fragilità dei territori con occhio differente, adottando strumenti e progetti in grado di tutelare gli equilibri naturali, restituendo la forza di sostenere gli eventi meteorologici grazie a interventi che restaurano ambienti delicati, come gli ambiti fluviali.Boschi, fiumi, sponde e montagne, canali e rogge, siepi, filari e golene: non sono pezzi staccati dai sistemi naturali nei quali viviamo ma parti essenziali che è necessario conoscere e proteggere, ricostituendo gli equilibri che hanno subito modificazioni, restaurando l’efficienza degli ecosistemi. Occorre recuperare il tempo perduto, ritrovando la forza di agire applicando tecnologie innovative e saperi antichi: l’ingegneria naturalistica e la gestione forestale, utili, oggi più che mai, per affrontare i cambiamenti climatici che non concedono il lusso di aspettare tempi migliori. Infrastrutture verdi che siano al centro di programmazioni su scala cantonale e locale, in grado di generare effetti positivi rappresentati dalla riduzione del rischio e dall’incremento dell’occupazione: infrastrutture che superino la visione “grigia” delle grandi opere e portino il territorio, con la sua fragilità congenita, verso una stagione non più contrapposta alla natura ma di cura intelligente e costante.

1 commento:

  1. Il territorio è delicato, e la comunità non sempre ne ha tenuto conto. Il problema è evidente: si è costruito oltre misura: tetti, piazzali,posteggi, strade sono tutte superfici che accumulano metri cubi e metri cubi di acqua in queste situazioni meteo.E dove vanno tutti questi quantitativi di acqua? Nella peggiore delle ipotesi nelle canalizzazioni, che poi vanno sotto pressione e poi scoppiano. In alternativa vengono convogliati in queste miriadi di ruscelli, che hanno però una costituzione fisica insufficiente a smaltire tali volumi. Spesso le domande di costruzione sono accompagnate da perizie idrogeologiche non approfondite, lo smaltimento e la dispersione sul posto poco considerata.La conseguenza è il convogliamento nelle canalizzazioni, magari a posteriori, senza naturalmente tenere in debito conto le limitazioni delle stesse.Saremo sempre più confrontati con queste situazioni, visto che la costituzione del territorio è sempre più trascurata, e nessun ente specifico se ne occupa, a parte intervenire poi a mettere i cerotti.

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