Guida olfattiva alle città moderne
Un odore deciso, persistente, che ti accompagna come un vecchio amico indesiderato. Lo senti appena esci di casa, lo ritrovi sotto i portici, lo porti con te sotto le scarpe. Altro che smart city: qui siamo alla latrina diffusa.
L’arredo urbano secondo Fido
Portoni storici? Perfetti per la marcatura territoriale.
Pali della luce? Ideali.
Angoli dei palazzi? Un classico intramontabile.
Il cane fa il cane, per carità. Ma il proprietario osserva la scena con aria filosofica, come se stesse assistendo a un evento naturale inevitabile: un’eclissi, una mareggiata, una pisciata su un muro del ‘700.
La bottiglietta d’acqua? Oggetto mitologico. Si narra che alcuni la portino con sé, ma nessuno li ha mai visti davvero.
“Tanto piove, lava tutto”
Questa è la frase mantra. Peccato che la pioggia non lavi un bel niente: marina l’odore, lo fa maturare, lo accompagna verso nuove vette aromatiche. D’estate poi è il trionfo: l’ammoniaca sale, l’asfalto cuoce e la città diventa una gigantesca sauna all’urina.
Altro che isole di calore: qui abbiamo isole di piscio.
Botanica urbana: come uccidere una pianta senza farsi notare
Avete presente quelle aiuole con alberi tristi, giallastri, secchi alla base? Non è stress idrico. È overdose di pipì. Un cocktail letale di acidità e menefreghismo.
Ma tranquilli: nessuno se ne accorge. Tanto “sono solo piante”. Come se lo spazio pubblico fosse un esperimento chimico fallito.
Le regole? Sì, sulla carta (che non puzza)
Molti comuni impongono di diluire la pipì del cane. Ma le regole, come i deodoranti per ambienti scadenti, servono solo a dare l’illusione di freschezza. Controlli? Rari. Multe? Leggendarie. Applicazione reale? Zero assoluto.
Nel frattempo, chi vive sopra quei muri profumati lava ogni giorno l’ingresso di casa, trasformandosi in custode non pagato del piscio altrui.
Soluzioni rivoluzionarie (attenzione: fantascienza)
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Acqua.
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Senso civico.
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Rispetto.
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Pulizia fatta sul serio.
Lo sappiamo: roba estrema. Roba da Paesi avanzati.
Conclusione: una questione di naso (e di dignità)
Una città che puzza non è pittoresca. È solo trascurata.
E accettare l’odore di pipì come “normale” è il primo passo verso l’accettare tutto il resto.
Quindi no, non è una guerra ai cani.
È una guerra alla rassegnazione, all’incuria e all’idea che vivere tappandosi il naso sia il prezzo inevitabile della modernità.
Perché una cosa è certa: l’odore resta.
E la dignità urbana, se nessuno la sciacqua con un po’ d’acqua, evapora.

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