
BERNA - La Libia pretende le scuse della Svizzera dopo l´arresto a Ginevra del figlio di Gheddafi e chiede l´archiviazione della procedura penale avviata contro di lui. Sono queste le "attese" per trovare una via d´uscita dalla crisi, espresse da Tripoli in occasione del secondo viaggio della delegazione elvetica in Libia. "Tripoli esige le scuse sul modo in cui Motassim Bilal Gheddafi (Hannibal Gheddafi) e sua moglie Aline sono stati trattati in occasione del loro arresto il 15 luglio scorso a Ginevra", ha spiegato oggi in serata il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Jean-Philippe Jeannerat, in una conferenza stampa a Berna. Jeannerat ha precisato che il governo libico vuole pure che siano definite "le modalità che portano alla fine della procedura penale". Quest´ultima decisione spetta tuttavia alle autorità ginevrine, ha sottolineato Jeannerat. L´obiettivo della Svizzera è di ritornare alla situazione vigente prima dell´arresto del figlio di Gheddafi, ha sottolineato Jeannerat. Per giungere a questo risultato, Berna, in accordo con Tripoli, ha deciso di privilegiare la via bilaterale. "Dal 28 luglio al 1. agosto, una delegazione diplomatica diretta dall´ambasciatore Pierre Helg si è nuovamente recata a Tripoli per incontrare diplomatici libici di alto rango. Le discussioni sono state intense e hanno portato a nuovi progressi", ha detto Jeannerat, aggiungendo che si dovevano trovare accordi sul piano tecnico e procedurale. Non è ancora chiaro come e quando si potrà trovare una soluzione, ha detto Jeannerat. Se si dovesse definire una possibilità per uscire dalla crisi, il portavoce non ha escluso che un consigliere federale si rechi a Tripoli. Per quanto riguarda i due cittadini svizzeri - fra cui un dipendente di ABB - prima incarcerati e poi liberati la settimana scorsa in Libia, Jeannerat ha detto che i due stanno bene e hanno potuto contattare i parenti, ma non possono ancora lasciare il paese. I coniugi Gheddafi sono stati arrestati il 15 luglio a Ginevra per lesioni semplici, minacce e coazione ai danni di due loro domestici. La coppia, liberata il 17 luglio dopo il versamento di una cauzione di 500´000 franchi, è poi tornata in Libia. Ma l´arresto ha provocato lo sdegno di Tripoli, che ha attuato diverse misure di ritorsione.