“Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore” (Eleanor Roosevelt)/font>

lunedì 4 aprile 2011

Elezioni cantonali e candidati “prêt-à-porter”



Ad una settimana dalla consultazione non è più tempo per sondaggi e per proiezioni: se vogliamo, e checché ne pensi taluno, i giochi sono fatti. Semmai si ragioni sui nomi, sul valore intrinseco delle persone e sulla loro attitudine ad essere “politici pensanti”; ché di aria nuova abbiamo bisogno, e non nel senso stretto dei subentri al posto di coloro che non si sono ripresentati.
Da il Giornale del Ticino
Chi in passato si appellava agli istinti peggiori del Ticino, a quella maggioranza di pavidi e di conformisti pronti a correre ed a saltellare intorno ai vincitori, stavolta si sarà sentito palesemente inadeguato. Anche agli occhi delle persone più distratte emergono infatti, quando manca una settimana soltanto alle Cantonali, alcuni confronti fratricidi, e meglio: a) quello tra il cattoliberale Sergio Morisoli (“cattoliberale” è una qualifica, il cattolicesimo liberale è sempre esistito ed ha prodotto ottimi soggetti, s’intenda) e gli altri candidati alla poltrona di ministro in casa Plr; b) quello che oppone Manuele Bertoli a Marco Branda, all’ombra di un Partito socialista stremato dal politburismo del segretario ed in chiara difficoltà anche per una sorta di rivolta di Spartacus di cui sono attori i Verdi, ben pronti ad affrancarsi dall’oligarchia rossa dopo anni di servaggio.
Spesso, troppo spesso chi sta al timone dei partiti storici ha pilotato le elezioni proponendo - meglio: imponendo - candidati con poche idee, ma inquadrabili nella categoria del “prêt-à-porter”. Basti il pensare all’onorevole Laura Sadis, consigliera di Stato uscente, figlia di cotanto padre che bene avrebbe fatto a non ricandidarsi per palese inadeguatezza; trattasi di colei che non ha azzeccato un solo Consuntivo in quattro anni, e che giustamente teme di non trovare più un appoggio adeguato dall’esterno (quesito: davvero i preferenziali “liberi” di casa socialista saranno convogliati su Christian Vitta?). Per parte sua, la Lega dei Ticinesi - quella che all’inizio degli anni ’90 sembrava un’Armata Brancaleone e sulla cui esperienza era stato tracciato il tombale “Düren no, düren minga” - è riuscita a scalare le classifiche ed ora potrebbe diventare il primo partito della Repubblica subalpina; anzi, già lo è, se si pensa che il “partitone” si compone in realtà di tre formazioni politiche talmente diverse che ce ne sarebbe abbastanza per l’intervento di infermieri, o di esperti in paradossi (e difatti, se si sentono parlare Sergio Morisoli e di séguito Christian Vitta, si capisce il significato del termine “schizofrenia”, confrontati come si è ad un partito che dissente da sé stesso).
Quanto alla “Forza civica”, l’abbiamo tenuta d’occhio ed osservata con legittima curiosità nel suo proporsi: fatta salva qualche eccezione, tuttavia, si arriva alla conclusione secondo cui essa è stata interpretata da molti - all’interno - come una sorta di “refugium peccatorum”; spiacevole a dirsi, ma tale realtà è stata presa d’assalto da troppi che pensano di vantare diritti di risarcimento dei presunti danni morali, patrimoniali e biologici subiti in altri partiti. Per parte loro, i popolari-democratici si manifestano come area più tranquilla, tuttavia prospettando due candidati per una sola poltrona (e due candidati “diversamente concordi”); è un peccato che, nella sfida tra Giovanni Jelmini - spessore culturale e statura politica superiori a quelli del diretto concorrente, lo si constata -, a pagare dazio rimanga escluso dalla corsa l’unico tecnico che sarebbe davvero competente alla guida dell’ambito Dipartimento cantonale socialità-sanità, al secolo Franco Denti.
Un’ultima considerazione. Nelle democrazie accade che la maggioranza dei cittadini abbia un interesse sporadico per la politica; in Ticino, stavolta, vi è da sperarsi che la gente vada a votare, senza paura di cambiare i putribondi assetti. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto, acqua pulita serve, acqua pulita forse avremo

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