Spesso, troppo spesso chi sta al timone dei partiti storici ha pilotato le elezioni proponendo - meglio: imponendo - candidati con poche idee, ma inquadrabili nella categoria del “prêt-à-porter”. Basti il pensare all’onorevole Laura Sadis, consigliera di Stato uscente, figlia di cotanto padre che bene avrebbe fatto a non ricandidarsi per palese inadeguatezza; trattasi di colei che non ha azzeccato un solo Consuntivo in quattro anni, e che giustamente teme di non trovare più un appoggio adeguato dall’esterno (quesito: davvero i preferenziali “liberi” di casa socialista saranno convogliati su Christian Vitta?). Per parte sua, la Lega dei Ticinesi - quella che all’inizio degli anni ’90 sembrava un’Armata Brancaleone e sulla cui esperienza era stato tracciato il tombale “Düren no, düren minga” - è riuscita a scalare le classifiche ed ora potrebbe diventare il primo partito della Repubblica subalpina; anzi, già lo è, se si pensa che il “partitone” si compone in realtà di tre formazioni politiche talmente diverse che ce ne sarebbe abbastanza per l’intervento di infermieri, o di esperti in paradossi (e difatti, se si sentono parlare Sergio Morisoli e di séguito Christian Vitta, si capisce il significato del termine “schizofrenia”, confrontati come si è ad un partito che dissente da sé stesso).
Quanto alla “Forza civica”, l’abbiamo tenuta d’occhio ed osservata con legittima curiosità nel suo proporsi: fatta salva qualche eccezione, tuttavia, si arriva alla conclusione secondo cui essa è stata interpretata da molti - all’interno - come una sorta di “refugium peccatorum”; spiacevole a dirsi, ma tale realtà è stata presa d’assalto da troppi che pensano di vantare diritti di risarcimento dei presunti danni morali, patrimoniali e biologici subiti in altri partiti. Per parte loro, i popolari-democratici si manifestano come area più tranquilla, tuttavia prospettando due candidati per una sola poltrona (e due candidati “diversamente concordi”); è un peccato che, nella sfida tra Giovanni Jelmini - spessore culturale e statura politica superiori a quelli del diretto concorrente, lo si constata -, a pagare dazio rimanga escluso dalla corsa l’unico tecnico che sarebbe davvero competente alla guida dell’ambito Dipartimento cantonale socialità-sanità, al secolo Franco Denti.
Un’ultima considerazione. Nelle democrazie accade che la maggioranza dei cittadini abbia un interesse sporadico per la politica; in Ticino, stavolta, vi è da sperarsi che la gente vada a votare, senza paura di cambiare i putribondi assetti. Le tubature non tengono più, i miasmi si spandono dappertutto, acqua pulita serve, acqua pulita forse avremo
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