È servita a portare un po’ più di tranquillità la conferenza tenuta nella serata , a Magadino, almeno per la trentina di persone presenti. Come ha ricordato il sindaco Tiziano Ponti, il tema dei trasporti di merci pericolose era stato sollevato contestualmente alla posa dei ripari fonici, considerando che la linea ferroviaria del Gambarogno sostiene annualmente circa 2 milioni di tonnellate di merci trasportate da una settantina di convogli al giorno.
«In materia di sicurezza le FFS non scendono a nessun compromesso anche se evidentemente il rischio-zero non esiste», ha rilevato Luigi Cadola, responsabile per il Ticino delle infrastrutture ferroviarie federali. E ha spiegato nel dettaglio le misure adottate, con l’installazione di duecento stazioni di controllo dei treni in Svizzera, sia per il riscaldamento del materiale rotabile, sia per l’assetto dei vagoni, attraverso la posa di sensori a terra. Una di queste stazioni è ubicata a Cadenazzo, mentre sulla linea del Gottardo ce ne sono parecchie altre. La rete svizzera è all’avanguardia anche perché fa capo a un’unica centrale di controllo, in grado di seguire i convogli e di avvertire immediatamente i macchinisti.
Sulla direttrice Nord-Sud viaggiamo soprattutto benzina e olio di riscaldamento e in misura molto minore prodotti chimici e gas infiammabili. Nessun materiale radioattivo. Ma i convogli provenienti dall’Italia garantiscono la stessa sicurezza? Risposta: «Tutti i vagoni sono ispezionati alla partenza nella zona di Gallarate e presso Luino esiste una stazione di controllo. Negli ultimi tempi, anche come conseguenza delle recenti tragedie, si è rilevato che la qualità del materiale rotabile proveniente dall’Italia è nettamente migliorata, adeguandosi agli standard necessari».
In tema ferroviario è stato anche comunicato che da dicembre una decina di treni collegheranno il Gambarogno alla Malpensa. Di Teresio Valsesia
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