Da ticinonlineNevegate: in esclusiva gli scenari del rapporto Grischconsulta Il rapporto traccia tre scenari: smantellare tutto, salvare Airolo, salvare anche Bosco Gurin e Carì con un nuovo credito
Tre scenari per il futuro delle stazioni invernali ticinesi. Li traccia il rapporto della Grischconsulta di Coira. Un rapporto redatto in tedesco e di cui il Governo ha ordinato la traduzione. Nel frattempo, in attesa della versione italiana, il misterioso documento rimane sotto chiave nelle scrivanie dei cinque ministri. Ma chi l’ha letto dice che si tratta di un rapporto molto severo. Quasi impietoso. Gli esperti grigionesi hanno confermato quel che la realtà aveva già mostrato: l’insostenibilità economica delle stazioni invernali ticinesi. Uno degli scenari delineati è quindi quello della rinuncia, dello smantellamento tout court di funivie, sciovie e seggiovie. Come dire: in Ticino non si scia più. Ma se proprio si vuole continuare a sciare, suggeriscono gli analisti della Grischconsulta, si punti su una stazione soltanto. E Airolo-Pesciüm viene indicata come la soluzione migliore. Per quota, infrastrutture e accessibilità. Questa scelta permetterebbe quanto meno, rilevano gli analisti, di concentrare gli sciatori su una sola stazione invernale evitando di disperderli ai quattro venti. Di creare una minima massa critica, insomma, che renda la gestione economicamente plausibile. In più, non va trascurato che la stazione di Airolo non ha, almeno per ora, presentato al Governo costosi piani di risanamento. Fu rilevata due anni fa dalla Centro turistico San Gottardo che fa capo a Giovanni Frapolli e da allora non è più finita sull’orlo del fallimento. Decisamente più problematica, invece, la situazione delle altre due stazioni che fanno capo a Frapolli, Bosco Gurin e Carì, la cui contabilità è stata attentamente radiografata dagli esperti grigionesi. E qui si inserisce il terzo scenario possibile: tenere in vita anche i due centri invernali protagonisti del Nevegate, sbrogliando la matassa di una gestione fallimentare, con intrecci inestricabili tra soldi pubblici e privati. Ma chi, oggi come oggi, è disposto a proporre a Parlamento e contribuenti un altro credito ponte per riaprire Bosco e Carì dopo gli 800'000 franchi bruciati l’inverno scorso? A fine giugno la ministra dell’economia Laura Sadis aveva detto ai deputati che sugli impianti di risalita si imponevano scelte coraggiose. E al rientro dalle vacanze il Governo dovrà passare dalle parole ai fatti. Dopo aver letto e riletto attentamente il rapporto e valutato le raccomandazioni degli esperti. marco.bazzi@teleticino.ch
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