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venerdì 15 gennaio 2010

Quartino, la moglie dell'uomo in carcere: «Siamo noi le vittime»

Quartino, la moglie dell'uomo in carcere Intervistata dal CdT
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«Un gesto per esasperazione»
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Quartino, la moglie dell'uomo in carcere: «Siamo noi le vittime»

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Sul CdT del 12 gennaio la vittima del grave gesto da par­te del vicino di casa che ha tentato di appiccargli il fuoco dopo averlo cosparso di benzina ha dato la sua versione dei fatti. Oggi è la moglie dell'uomo in carcere a parlare
D Si dice che la verità sta nel mez­zo, forse proprio per la difficoltà insita nella sua individuazione. Soprattutto quando si è confron­tati con situazioni controverse do­ve ognuno si ritiene nel giusto. Fermo restando che spetta a que­sto punto alla Magistratura far lu­ce su quanto accaduto lo scorso 8 gennaio a Quartino, quando un 59.enne ha tentato di dar fuoco al suo vicino 35.enne che aveva cosparso di benzina, dopo aver sentito la versione dei fatti forni­ta dalla vittima (CdT del 12 gen­naio) oggi torniamo su questa vi­cenda riportando «la verità» del­l'altra parte coinvolta. A raccon­tarla è la moglie del 59.enne in carcere, che si è sentita in dovere di puntualizzare alcuni aspetti di quanto appunto riferito dai vici­ni di casa nell'intervista. Nel frattempo l'inchiesta prose­gue e in questi giorni si sono sus­seguiti in Magistratura (dell'in­chiesta si occupa il pp Andrea Pa­gani) gli interrogatori dei testi-
moni. Il 59.enne, che per intan­to rimane in carcere preventivo con l'accusa di tentato omicidio intenzionale, è difeso dall'aw. Brenno Canevascini di Muralto.
Dall'altra parte del muro
Come noto, in questa triste quanto squallida storia sono im­plicati due vicini di casa, le cui abitazioni sono separate da un muro alto oltre 2 metri, quasi a simboleggiare come le divergen­ze sorte risultino oramai inap­pianabili. Al punto tale da aver portato allo sconsiderato gesto di quell'8 gennaio. Da un versan­te e dall'altro del muro, ovvia­mente, si rinfacciano colpe e si lanciano accuse, producendo voluminosi incarti per docu­mentare le rappresaglie dell'uno e dell'altro, oggetto di puntuali denunce. Come detto, nell'edi­zione di martedì abbiamo in tal senso dato spazio al punto di vi­sta della vittima, ora tocca a chi sta dall'altra parte del muro.
MURAGLIA Divide le abitazioni ma non l'odio reciproco, (foto cdT)
Siamo nel mirino
«Se ho deciso di chiedere un'in­tervista nonostante ci sia ancora un'inchiesta in corso - spiega la moglie del 59.enne in carcere - è perché voglio che già sin d'ora tut­ti sappiano di come da circa 3 an­ni siamo nel mirino del nostro vi­cino e della sua compagna. Tutto è nato al momento in cui mio ma­rito era intervenuto in difesa di quella che allora era la compa­gna del vicino, una mattina che
la stava maltrattando. Da allora sono state orchestrate nei nostri confronti tutte le rappresaglie e angherie possibili per crearci dei problemi e farci del male. Sono tutte documentate in 3 volumi­nosi raccoglitori (che abbiamo potuto vedere, n.d.r.) che conten­gono anche le regolari denunce sporte alla Magistratura e che so­no oltre una trentina in questi tre anni nei quali si sono susseguiti atti e azioni ai nostri danni».
Denunce sepolte nei cassetti
«Ma a cosa serve sporgere delle regolari denunce - prosegue la nostra interlocutrice - se poi la Magistratura non fa nulla, non muove un dito in aiuto del citta­dino che, bene o male, mette a fuoco un problema, chiede aiuto affinchè i suoi diritti vengano tu­telati e fatti rispettare. Devo dire che in tutti questi anni, al di là di un qualche verbale di polizia, nessuno ha considerato le nostre querele. Anche per questo ades­so non ho più una gran fiducia nella giustìzia. Siamo stati lascia­ti soli, abbandonati in una situa­zione che si faceva di volta in vol­ta sempre più grave, preoccupan­te e pesante».
«Nessuna premeditazione»
«E proprio in questa situazionein cui non ci si sente tutelati, incui si vede che i tuoi diritti, la tuadignità vengono calpestati in ogni momento senza che vi sia chi provvede a mettere un freno a tut­to ciò possono, secondo me, in­nescarsi meccanismi tali da por­tare anche ad agire come ha fatto mio marito. Un uomo di salute molto cagionevole, anche quel giorno provocato con frasi pesan­ti e irrispettose. Un uomo che aveva sua moglie finita al Prontosoccorso per i colpi ricevuti po­che ore prima dal vicino di casa,un uomo che a quel punto credo doveva essere esasperato e che ha per tanto agito come ha fatto.Non voglio certo dire che il gesto compiuto non sia grave, anzi. Vo­glio però far capire che è stato dettato da una situazione di mas­sima esasperazione e non certo frutto di una cinica premedita­zione. Non ne poteva proprio più e quanto accaduto credo ne sia la più che evidente dimostrazio­ne. Forse, se qualcuno ci avesse ascoltati, se chi deve tutelare l'or­dine avesse agito quando giun­gevano le puntuali segnalazioni,oggi non ci ritroveremmo in que­sta situazione». l.c.

3 commenti:

  1. E....mah ...... è difficile , ma forse un po' di ragione la puo' avere anche il " benzinaio "........
    Non si puo' sempre basarsi sull detto " il tempo miete consigli.. anche positivi".

    Anche i Signori che sono autorizzati ad intervenire ,in questi casi , e che sono al corrente del problema ,non devono aspettare che esploda il dramma .....

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  2. Erba non ha insegnato nulla

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  3. penso che se fosse vero che il
    35enne ha picchiato la donna dovrebbe stare al fresco anche lui.

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