Quando ci siamo smarriti?
Quando abbiamo affidato il nostro destino a dirigenti intelligenti e capaci, ma con deficit di calore umano e picchi di arroganza, permettendo loro che si facessero prendere la mano dall'ambizione e che l'anteponessero all'interesse del partito.
Quando abbiamo accettato ciecamente che si fuorviassero le nostre energie, usando la nostra forza propulsiva non per costruire, ma per distruggere; non per criticare con argomenti seri gli avversari politici, ma per demolire nostri rappresentanti di primo piano, mettendoli alla berlina e condannandoli a priori, senza possibilità di appello.
Quando abbiamo rinunciato a creare nei distretti una base di formazione politica per i nostri aderenti, preferendo lasciare questo compito ai dibattiti televisivi, che quasi sempre riducono la politica a spettacolo, e fanno passare in secondo piano le idee e il loro valore.
Quando nei nostri massimi consessi (in comitato cantonale, ma soprattutto durante i congressi, che dovrebbero essere la naturale sede di espressione della base) abbiamo vieppiù sostituito alla civile discussione - cioè alla possibilità di esprimersi liberamente, nel pieno rispetto delle diverse opinioni e delle persone che le difendono - le approvazioni e le nomine per acclamazione, accompagnate da preoccupanti mugugni di intolleranza verso gli oratori che non cantano il ritornello di ordinanza, e da inquietanti serie di standing ovation, che mal si addicono alla nostra essenza.
Quando abbiamo guardato con sospetto e rifiuto alla nascita all'interno del partito di IdeaLiberale, allontanando con un senso di disagio quella che poteva essere un'occasione di serio dibattito interno, per cercare di uscire dal crepuscolo delle idee che ci stava soverchiando.
Quando abbiamo messo all'indice immediatamente, con un moto di riflesso condizionato, la pur discutibile creazione di Incontro Democratico, associazione mista di radicali (si spera sempre liberali) e socialisti di alto lignaggio, almeno per ora. Quando abbiamo cominciato a dire, anzi a urlare, che chi non si trova bene nel partito può anche andarsene, riferendosi prima alla destra, ora anche alla sinistra, con un crescendo di toni oltre il diapason e un diminuendo di argomentazioni, che non rientrano certo nel metodo liberale.
Quando abbiamo sostituito al dibattito su idee forti la retorica più trita, una rivisitazione in tinte rossoblu del pensiero dell'Uomo qualunque: sui giovani, tutti bravi e buoni (ma proprio tutti?); sulla base, elemento fondante del partito (in realtà massa indistinta e silenziosa); sul centro (di che cosa?) unico fulcro dell'attività vera nei comuni e nelle sezioni (partendo da quali basi teoriche?).
Ecco, ora dobbiamo solo ritrovarci.
Olga Cippàpresidente DLR ticinese
opinione liberale
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Hai ragione Olga,
……..E quando ci siamo dimenticati che senza visioni
non si costruisce il futuro, che senza idee non si nutre il cervello.
Dobbiamo quindi avere la forza di confrontarci ed il coraggio di agire per il bene del pensiero liberale senza la presunzione di essere infallibili e la paura del cambiamento.
Saluti
Maurizio Sargenti
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