Alcune considerazioni spontanee
Ah, che meraviglia la pianificazione pubblica:
prima si riconosce che un parco giochi funziona benissimo, è apprezzato e pure “tra i più belli della regione”… e poi si finisce comunque per smantellarlo. Logico, no?
In realtà la storia è ancora più interessante.
Il Patriziato, è vero che aveva previsto lo smantellamento?
Ma non sembrava che la cosa potesse rientrare, proprio perché il Comune stava valutando di garantire la continuità dell’offerta alle Bolle?
Insomma: il parco c’è, funziona, teniamolo. Fine.
E invece no. Colpo di scena: vedi il messaggio municipale che ha un suo progetto, una nuova soluzione, un nuovo parco… a ben 300 metri di distanza.
Perché si cambia ?
Una distanza studiata al millimetro: abbastanza lontano da evitare “disturbi”, ma abbastanza vicino da poter dire che nulla cambia.
Del resto, si sa, i bambini quando giocano fanno cose davvero difficili da gestire: ridono, gridano, tirano un pallone. E ogni tanto – scandalo! – il pallone finisce dove non dovrebbe. A quel punto non resta che una soluzione urbanistica di alto livello: spostare il parco.
E il Patriziato? Beh, mette il terreno, crea uno spazio bello e vissuto, e poi si ritrova spettatore di una scelta che cambia le carte in tavola proprio quando sembrava che il Comune potesse andare avanti nella gestione?
Certo, sarà solo una coincidenza che alcune sensibilità trovino un ascolto particolarmente attento nei luoghi decisionali… e che, talvolta, tra chi segnala il problema e chi ha voce in capitolo esistano rapporti di conoscenza che rendono il dialogo particolarmente diretto ed efficace. Coincidenze? Ma chi mai lo saprà.
Morale:
invece di trovare un equilibrio tra chi cerca tranquillità e chi vuole semplicemente far giocare i bambini, si sceglie la via più creativa: rifare tutto da capo, un po’ più in là.
Perché alla fine, il messaggio sembra essere questo: il gioco va benissimo… purché non si senta.
E allora, con tutta serenità, viene da rivolgere un invito ai nostri politici, ai nostri consiglieri comunali: fermarsi un attimo, riconsiderare la situazione con buon senso e sensibilità, e chiedersi se davvero sia necessario spendere 70’000 franchi pubblici per un nuovo piccolo parco che difficilmente potrà essere attrattivo quanto quello attuale, vivo, frequentato da famiglie, passanti e persino dalle scuole.
A volte, la soluzione migliore non è inventarne una nuova… ma avere il coraggio di riconoscere quando quella che già esiste funziona.
l fatto che il gioco dia fastidio se "si sente" è un segnale culturale preoccupante. Se un parco giochi, che per definizione è un luogo di vita, viene percepito come un disturbo da allontanare "al millimetro", significa che la priorità non è più l'aggregazione sociale, ma il silenzio assoluto.
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