lunedì 5 settembre 2016

Il giro della zanzara

Ai Gambarognesi interessati al loro territorio

INTERPELLANZA 05 09 2016

Paloc3:
Mobilità lenta. Altro costoso pasticcio tra scopo di svago e scopo utilitario e della promozione di interessi dell’economia e della vitalità del territorio!

Nel Paloc3 è passata da priorità C a priorità A (esecuzione periodo 2019-2022) la realizzazione della passerella sul fiume Ticino e relativo tracciato che collegherà Magadino a Gordola/Tenero. Costo dell’investimento 10 mio ca.

Il principio di collegare le due sponde della regione lacustre è sicuramente valido e da perseguire. Se guardiamo il tracciato dal lato pratico il tutto diventa però incomprensibile, una vera forzatura.
Sottoponendo il collegamento previsto a valutazioni utilitaristiche ma anche di fruizione a scopo turistico e di svago, proprio non ci siamo. Se poi lo contestualizziamo nella rete dei percorsi esistenti, emergono serie difficoltà nell’applicazione di criteri volti a stabilire le priorità tra i vari progetti esistenti giunti a maturazione. Insomma ci sono altri progetti di maggiore valenza ed urgenza da realizzare.

Diciamolo pure. Di pasticci nella zona protetta delle Bolle di Magadino,  di cui poi hanno dovuto subirne gli effetti la popolazione, ne abbiamo già visti. Se pensiamo alle modalità della chiusura del Silos Ferrari. Chiusura attuata dall’allora direzione DT con a capo il CdS M. Borradori. Compito del Dipartimento del territorio è di coordinare gli effetti di queste scelte pianificatorie. Nonostante prima della chiusura sia stato espressamente chiesto dove sarebbe finita l’attività del Silos, il pellegrinaggio dello stesso è stato notevole! Ce lo siamo trovato per anni in zona agricola e poi dulcis in fondo, con l’attuale Direzione del DT è uscito il meglio dell’acume! Per servire tutto il locarnese con un centro di lavorazione e di riciclaggio di inerti e di produzione di beton, l’ubicazione è stata legittimata all’altro estremo del distretto, nel bel mezzo di Cadenazzo, su di una rete stradale già congestionata. La coordinazione da parte del DT tra nuova ubicazione e la gestione della mobilità è stata totalmente assente. Ma non è finita li. Non dimentichiamo il traffico di inerti che ora entra in Svizzera sul modesto asse stradale del Gambarogno, attraverso il valico di Dirinella. A seguito di questi trasporti il Cantone, anzi il Cittadino dovrà pagare anche il dissesto stradale causato da veri bisonti oltre che sopportarne gli effetti indesiderati ed i pericoli. Insomma il bilancio delle modalità della chiusura del silos è stato negativo per i cittadini e per la mobilità per mancanza di coordinazione da parte del DT di tutti gli obiettivi da considerare e perseguire.

Questo è uno degli esempi di come in nome di grandi valori da tutti noi condivisi come la tutela della natura, dello svago, del turismo, l’ente pubblico del Cantone Ticino che territorialmente tra l’altro è anche uno dei più grandi polmoni verdi della svizzera, finisce poi di fatto coll’usare importanti risorse con grande inefficienza  e creare problemi ai cittadini.

Diciamolo pure: negli ambienti turistici nessuno si fa illusioni su ricadute economiche particolari derivanti dagli enormi perimetri messi a disposizione alla fondazione Bolle e al Parco del piano di Magadino. Il Cantone quale promotore di questi progetti, a livello turistico li vende come importanti attrazioni, ma le cifre di fruibilità disponibili e il buon senso dimostrano il contrario e non bisogna essere dei geni per capirne i motivi. Il clima estremo dell’ampio, pianeggiante fondovalle limita incredibilmente l’attrattiva di queste zone e ve lo dice chi negli anni novanta aveva collaborato con il settore alberghiero, organizzando uscite guidate in bicicletta, mettendo tutto il materiale necessario a disposizione, compreso il piatto del Piano. Il caldo, il freddo, il vento e la pioggia e aggiungiamolo pure, nel caso specifico le zanzare, dominano queste regioni. Sporadici eventi o uscite serali a mo di svago sono già possibili senza dover spendere dieci milioni. Offrire un’attrattiva regolare è inimmaginabile addirittura la stagionalità ne è limitata. 

Ora però il Cantone e gli stessi funzionari di lunga data, illuminati, non trovano di meglio che spendere dieci milioni per portare la gente su di un tracciato che rappresenta il giro dell’oca anzi, della zanzara, nelle Bolle di Magadino. Questo percorso, in qualsiasi parte del nostro pianeta, se avessero i mezzi a disposizione per realizzarlo, lo farebbero partire da Tenero e non da Gordola per farlo arrivare alla diga della Peppa, praticamente all’inizio del lago Verbano e della frazione abitata di Magadino. La tratta più breve e pianeggiante che collega due importanti poli con attrazioni diverse. E poi, semmai, darebbero la possibilità di praticare altri spostamenti interni in interessanti zone naturalistiche o verso infrastrutture sportive. Senza dimenticare che gli specialisti o gli amatori, le zone naturalistiche pregiate delle Bolle le visitano di regola a piedi.
Insomma come natura vuole, prima una colonna vertebrale e poi il resto. Da noi, nel nostro Cantone no. Questi principi non esistono o se esistono sono messi in altra priorità.
Se lo chiedete ad un ristoratore, ad un gerente dei bagni spiaggia, ad un albergatore, ad un giardiniere, ad un artigiano, tutti lo vorrebbe come appena descritto, breve, essenziale ed efficiente. Da noi no! Da noi per fare uno spostamento del genere, che potremmo definire utilitaristico, la lunghezza del tracciato previsto per congiungere i due poli diventa quasi il doppio. Da qui l’espressione il giro dell’oca o meglio il “giro della zanzara”. Si riesce addirittura ad inserire un paio di sali e scendi in uno dei luoghi più pianeggianti del Ticino. Il tracciato va a concorrenziarne uno già esistente. Sfocia molto vicino, quasi a 300 metri, dall’importante percorso ciclabile di valenza cantonale esistente tra Quartino e Riazzino-Gordola al posto di raggiungere le stupende zone a lago tutt’ora scoperte da infrastrutture legate alla mobilità lenta. Scelta incomprensibile eppure anche dal lato legale l’ordinanza sulle Bolle non mette vincoli o camice di forza ai percorsi ciclabili.
   
Divertente appare la giustificazione di questo “giro della zanzara”: Il tracciato è volto a limitare le interruzioni per esondazioni del Verbano. Come se le esondazioni fossero regolari.  In caso di fuoriuscita del lago poi è meglio che in nessuna parte delle Bolle si rechino esseri umani che di regola lo capiscono da soli. Quindi motivazione poco convincente per svilire il carattere utilitario al collegamento. Carattere utilitario già giustificato se non altro per l’elevato ammontare dell’investimento. Ripetiamo, Più di dieci milioni.

Preoccupante è il fatto che la CIT del Locarnese l’abbia approvato. Adagiati? Per sfinimento? Distratti?
Latitanti gli ambienti turistici locali.
Preoccupante che gli ingegneri a cui è stato affidato il mandato lo accettino anche. Ma sulle libertà di operare di chi riceve mandati si dovrebbe aprire un ampio capitolo. 









Si chiede pertanto al lodevole CdS, con la forma dell’interpellanza (una forma di urgenza tempistica), visto che il malloppo del Paloc3 ora è all’ultimo breve importante vaglio da parte del CdS e qualcosa potrebbe essere ancora affinato: 


  1. C’è stato un coordinamento interno tra DT e DFE? A quest’ultimo compete la promozione economica e del Turismo;

  1. Quasi tutti i laghi svizzeri e d’Europa situati in regioni turistiche hanno a disposizione adeguati spazi per la mobilità lenta. Nel Gambarogno e non solo si aspetta da anni la completazione di miseri marciapiedi? Non sarebbe prioritario completare questa carenza di infrastruttura a lago a favore della mobilità lenta che produrrebbe sicuramente ricadute turistiche maggiori che quella del “giro delle zanzare”? Non dimentichiamo che in questo comune nei mesi estivi il numero di abitanti passa da cinquemila a punte superiori ai ventimila. Non dimentichiamo che i progetti di marciapiede a lago per la mobilità lenta sono stati approfonditi con i tempi necessari rispetto a quello delle Bolle;

  1. Non è la prima volta che assistiamo a situazioni stridenti tra collegamenti ciclabili a scopo utilitario e collegamenti a scopo di svago! Come intende il lod CdS porre dei correttivi?

  1. Su questi temi pianificatori non sarebbe opportuno che il DFE prenda maggiormente in mano la ponderazione degli interessi in ballo: ossia procedure in cui appaia una chiara e completa valutazione di interessi economici e di quelli portati avanti in modo unilaterale da fondazioni o funzionari? In questo momento il settore della ristorazione e alberghiero, ma anche quello immobiliare, in difficoltà, avrebbero bisogno di segnali che facciano intravvedere una qualche pallida luce in fondo al tunnel!

  1. Il potere d’acquisto dei ticinesi continua ad essere eroso (rendite al ribasso, dumping, cassa malati, tasse sull’energia, tasse…..). Non sarebbe tempo che anche l’efficienza di taluni investimenti fatti dallo Stato venga maggiormente tenuta presente e che i Dipartimenti si coordino sugli obiettivi da perseguire? 







Cleto Ferrari, Gabriele Pinoja

1 commento:

Anonimo ha detto...

finalmente qualcuno che vede chiaro in nome dell'utilitaristico.
È mai possibile che la Fondazione Bolle può fare e disfare come meglio crede in nome del presunto bello e non dell'utile?
E se poi bello comunque non è realizzare opere inutili come mai non si concretizzi qualcosa che sia fruibile in nome del buon senso?
Natura a misura d'uomo, si professa negli ambienti naturalistici; ma le necessità ed i piaceri dell'uomo, per loro, vengono dopo ogni ragionevole bisogno perché la protezione è e, dev'essere, prioritaria.
Basta concessioni contro ogni buon senso. Basta guardare cosa sta succedendo alla foce del Ticino. Fra qualche anno andremo da Magadino a Locarno, partendo dall'attuale debarcadero, a piedi. Quindi se aspettiamo qualche decennio non avremo bisogno della passerella!
A, dimenticavo, non sarà possibile perché la protezione della natura non lo permetterà.
Però abbiamo l'aeroporto in piena area naturalistica con voli e go go sopra la ....zona protetta.
Se si vuol essere concreti lo si sia fino in fondo. O questa è la classica situazione che fa pensare che la Fondazione Bolle fa la voce grossa solo dove trova terreno fertile. Quindi reagire è più che giusto. E che non vengano a pontificare anche a Magadino con i loro futuri progetti.