martedì 7 febbraio 2017

Il nuovo porto alla deriva?

Aziende d’oltre confine incontrollabili con referenze poco limpide che spariscono in una miriade di società 

È la domanda che oramai si pongono in tanti nel Gambarogno.
Questa opera concepita oltre trent’anni fa, alla nascita del famoso consorzio piano regolatore,( una primizia)era finalizzata ad accontentare il comune di S.Nazzaro, dopo che ad altri erano stati assegnati svaghi al lago, in montagna, centro sportivo ecc ecc.
Un’opera rivelatasi subito difficoltosa da portare in realizzazione per la poca disponibilità di finanze. Opera poi passata ad un consorzio, che pure non ebbe successo .Ora con l’aggregazione il progetto è stato ripreso , con il medesimo concetto, ma con costi in aumento esponenziale, raggiungendo subito i 12 milioni.
Sono però riaffiorate le difficoltà , in quanto al momento di allestire i progetti definitivi, ci si è resi conto delle problematiche di tale struttura ubicata in una zona a rischio e soggetta a venti anche impetuosi.
Dopo il riaggiustamento dei progetti , i costi sono lievitati di diversi milioni, con un aggiornamento brevi manu del municipio
agli attuali 15 milioni ca, operazione finalizzata a fissare un tetto massimo all’investimento. A cantiere iniziato arrivava un ulteriore fermo cantiere, che prosegue tutt’ora , lasciando la zona in una situazione di pericolo per i pedoni che vi transitano.
Problemi sono sorti in conseguenza della tipologia della realizzazione della struttura a lago, ( altra primizia),alle delibere fatte, e relative opposizioni presentate dai diversi concorrenti, attirando l’attenzione del comune sulle scelte fatte, poco consone al modus operandi delle imprese in loco: prezzi vistosamente stracciati, aziende d’oltre confine con la usuale autocertificazione.
In particolare il nominativo di una di queste sembrerebbe apparire recentemente e ripetutamente sulla cronaca d’oltre confine per operazioni tutt’altro che limpide, oggetto di processi e condanne. Notizie che dovrebbero far riflettere chi di dovere , approfondire e verificare se sia opportuno procedere a delibere ad aziende sconosciute.
Nonostante i 2 milioni già investiti c’è da chiedersi se questa opera non abbia bisogno di una nuova discussione e approfondimento .
Investire tali capitali per un gruppo di ca 270 persone, e sicuramente non tutte domiciliate, ne vale veramente la pena? La tanto decantata fonte di introiti in provenienza da questa opera ci saranno veramente? Quanto è stato finora venduto e incassato?
È opportuno sacrificare parte del contributo aggregativo per questo tipo di progetto?
Non sarebbe forse il momento di pensare ad un altro tipo di porto, come ne esistono già sul Verbano, meno impegnativo e costoso, in un’altra zona più confacente?

Al municipio ora le prime difficili risposte ai quesiti. Le risposte dei tribunali arriveranno prima o poi e allora bisognerà veramente essere in chiare e avere il consenso della popolazione sulle decisioni da prendere.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Siamo alla frutta.
Ma il municipio ci crede ancora in questo progetto, oppure continua per paura che i cittadini diano lo stop a questo tipo di porto?
Un pò di coraggio i nostri politici lo devono avere, ma senza consenso non si va da nessuna parte.

il Passero di Vira ha detto...

Siamo a carnevale. Purtroppo non possiamo piu' allestire un carro per il Rabadan di Bellinzona.
Indovinate che metterei sul carro?
Le scommesse sono aperte. Chi indovina un piatto di risotto a uno dei nostri bei carnevali di Paese.
E num a pagum. Abbandonate il progetto o faremo la fine della torre di Babele.

Il Passero di Vira

Anonimo ha detto...

una volta si diceva "errare è umano perseverare è diabolico"
Cari fautori del porto lasciate perdere non vedete che non ve ne va bene una