martedì 28 luglio 2026

LAGO MAGGIORE VERSO I MINIMI STORICI

 Il Lago Maggiore si ritira e i porti si svuotano: che fine fanno le tasse dei diportisti?

Il livello del Lago Maggiore continua a scendere, avvicinandosi pericolosamente ai minimi storici. Davanti a questo scenario, lo spettacolo che si presenta nei porti di quartiere e delle frazioni è desolante: barche in secca, fondali melmosi a vista e pontili inutilizzabili. Questa crisi idrica fa emergere un problema di gestione e manutenzione che non si può più ignorare.Pure quei binari abbandonati in spiaggette dovrebbero scomparire al loro postostarebbe meglio una magnifica spiaggia per turisti.

Un salto nel passato: quando la comunità si autogestiva
Guardando indietro nel tempo, la memoria storica ci ricorda come venivano affrontate queste situazioni. Quando le attuali frazioni erano Comuni autonomi e autogestiti, i periodi di magra del lago non erano solo un problema, ma un’opportunità. I cittadini si rimboccavano le maniche e, regolarmente, ripulivano i fondali da tutta la melma, i sassi e i detriti accumulati. Era un lavoro di cura del territorio che garantiva la salute del porto e la sicurezza delle imbarcazioni per gli anni a venire.
Il nodo dei costi e il mistero delle tasse d'attracco
Oggi i tempi sono cambiati e la burocrazia ha preso il sopravvento. È comprensibile che un intervento di dragaggio moderno comporti costi importanti, legati soprattutto alle rigide normative per lo smaltimento dei fanghi e dei sedimenti considerati rifiuti speciali.
Quello che invece risulta incomprensibile ai cittadini e ai proprietari di barche è un’altra questione fiscale: dove finiscono i soldi delle tasse di stazionamento?
Chi possiede un natante e occupa un posto barca regolare paga ogni anno cifre precise per poter usufruire delle infrastrutture pubbliche. Visto che in molti porti minori non si vede un’opera di manutenzione da anni, la domanda sorge spontanea: come vengono impiegati questi fondi?
Un tesoretto dimenticato?
La legge prevede che una parte di queste entrate venga accantonata e vincolata proprio per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei porti e delle sponde. Considerato il lungo periodo di totale immobilità sul fronte dei lavori, è legittimo ipotizzare che si sia accumulato un bel gruzzolo nelle casse competenti.
I diportisti e i residenti delle frazioni non chiedono miracoli contro la siccità, ma pretendono trasparenza. Se i soldi ci sono – e la legge dice che dovrebbero esserci – questo è il momento storico ideale per investirli, ripulire i fondali ora che sono emersi e restituire dignità ai nostri porti di quartiere.

2 commenti:

  1. Mi sa che questi fondi sono stati utilizzati per coprire altre spese (vedi porto Sass di Sciatt).

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  2. Il problema è un altro. Si ha sempre più la percezione che diventa indispensabile avere un'autorità che esista, sia presente, sia con i cittadini, che faccia funzionare le cose quotidiane .Quì invece esiste sulla carta. Per il resto sembra più nulla.Che diano le dimissioni anticipate tutti, che poi si possa provvedere a ripartire in modo responsabile

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