lunedì 28 settembre 2026

CONTINUA IL BRACCIO DI FERRO TRA NAVIGAZIONE GOVERNO E COMUNI

Navigazione sul Verbano: tra bracci di ferro e personalismi, il Gambarogno rischia il naufragio
Il Lago Maggiore è una cartolina meravigliosa, ma dietro le quinte si muove una dinamica politica fatta di veti e prove di forza. Al centro di tutto c’è il futuro della navigazione nel bacino svizzero e, in particolare, la linea che collega Locarno, Tenero e Magadino. Una storia in cui le scelte del Cantone e le ripicche dei vari attori rischiano di lasciare a terra un’intera sponda: il Gambarogno.
Tutto è iniziato con la decisione del Consiglio di Stato di togliere la gestione delle corse alla Società di Navigazione del Lago di Lugano per darla alle Ferrovie Autolinee Regionali Ticinesi. Il Governo ha parlato di un servizio da migliorare, mentre la società luganese ha risposto con un ricorso legale, ricordando un trattato internazionale e un diritto di esercizio che arriva fino al 2046. Per loro il Cantone può tagliare i soldi, ma non può mandarli via per decreto.
Mentre gli avvocati lavorano, il tempo scorre veloce verso il cambio d’orario di metà dicembre. Ad oggi nessuno sa chi accenderà i motori dei battelli tra poche settimane. I sindacati premono per la transizione per tutelare i posti di lavoro, ma a pagare il conto più salato rischia di essere chi abita sulla sponda gambarognese.
Per questa regione la navetta sul lago non è un lusso turistico. È una strada sull’acqua, un collegamento essenziale per la vita di tutti i giorni e per l’economia locale. Se il braccio di ferro blocca i collegamenti, il Gambarogno si troverà tagliato fuori proprio mentre si celebrano i duecento anni della navigazione a vapore sul lago.
L’impressione amara è che l’interesse dei cittadini conti meno delle ripicche di potere. La politica e i manager devono trovare un’intesa subito. La periferia non può pagare il prezzo di una guerra di campanile.

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