“Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore” (Eleanor Roosevelt)/font>

mercoledì 25 febbraio 2026

Il porto e l’anatra (az)zoppa(ta)!

Finalmente news positive sul porto.

Contrariamente alle pessimistiche previsioni di occupazione del nostro nuovo porto regionale, l’amministrazione comunale ha informato che i contratti sottoscritti sono finalmente ben oltre i 200, ciò che fa presagire , a breve una occupazione completa. Questo permetterà di abbreviare il calvario di ammortamento e relativi interessi, che purtroppo si è allungato in modo preoccupante.

Se all’approvazione del credito iniziale, si prospettava un pozzo di S.Patrizio, dal quale il comune avrebbe potuto attingere a piene mani per concretizzare tanti progetti, anche non indispensabili, ora , sperando in calcoli aggiornati a breve, potremo constatare che i tempi di ammortamento si saranno allungati, e fortunatamente non si andrà più a pesare sulla gestione ordinaria, come poco avvedutamente avvenuto finora.

Chissà se le previsioni sulle percentuale degli affitti e dei finanziamenti sui 10 anni sono rispettati? Questo un punto importante per calcolare i tempi di ammortamento, oltre i quali oramai bisognerà convincersi già ora degli importanti costi di manutenzione e riparazione.

Ci sono ancora alcuni punti in sospeso di non poco conto: il concorso pubblicato per la gestione del ristorante lascia qualche perplessità : chi affitta deve arrangiarsi a completare il necessario allo stabile vuoto per farlo funzionare. E se durante la durata minima del contratto il gerente dovesse lasciare? Chi pagherà gli investimenti fatti? O se dopo 5 anni lasciasse la gerenza, il comune ritirerebbe quanto non ancora pagato? Sembrano delle condizioni riportate da altre situazioni, che non sono però confrontabili. E poi il gerente dovrebbe pagare il suo personale che deve fare le pulizie del porto, passaggi, marciapiedi, WC e cos’altro ancora. Un ritrovo pubblico di questo genere in riva al lago sarà una calamita che attirerà tanti clienti, e soprattutto non legati alla proprietà di una barca ormeggiata. Possibile ancora così poca lungimiranza?

Altro punto irrisolto nonostante il buonismo ostentato : la questione posteggi: è stato declamato che si tagliavano i posteggi al porto ( ridotti a ca 35) in quanto all’inizio sarebbero stati pochi gli affittuari, e che al momento del raggiungimento del 50% dell’uccupazione si sarebbe proceduto al completamento del progetto. Ora questo limite è stato abbondantemente superato. Non sarebbe ora che l’autorità riprendesse in mano la situazione e completare il raddoppio , visto che poi l’impresa è ancora presente?

E da ultimo l’azzoppamento della banchina frangiflutti che ha assunto una inclinazione inusuale e non prevista. Sono conosciuti i motivi o regna un embargo informativo? Ci sarà una soluzione o rimarrà in questa posizione? Quali conseguenze per la stabilità di tutto l’impianto ?

Il porto con l’inaspettato successo che raccoglie , aspetta delle risposte; non è più sufficiente declamare milioni di fatture emesse.

E ancora sono sconosciuti i costi di gestione. Avanti allora con la trasparenza.

Zio Bill

5 commenti:

  1. Hai ragione gran zio , chi sarà mai lo sfigato che prende in gestione il bar , ..35 posteggi in luglio e agosto quando è il momento di far gran cassa !!!

    e sarà la solita tiritera per anni a venire ... nuova gestione, nuova gestione, nuova gestione ...
    auguri

    Welcome to Africa .

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  2. I porti galleggianti prima o poi affondano?

    Sembrano la risposta più intelligente all’innalzamento del lago e alla necessità di infrastrutture flessibili:
    si adattano al livello dell’acqua, si montano rapidamente, costano meno dei moli tradizionali. Eppure, anche i porti galleggianti hanno un limite.

    Prima o poi affondano. Non è solo una questione fisica, ma culturale e politica. La promessa della galleggiabilità I porti galleggianti – composti da moduli in cemento armato o acciaio riempiti di materiali a elevata galleggiabilità – sono progettati per distribuire il peso e restare a galla anche in condizioni difficili. Vengono ancorati al fondale con pali o cavi elastici e possono salire e scendere con le maree. In molte località costiere rappresentano una soluzione rapida per turismo nautico, trasporto leggero e waterfront urbani. Sono simbolo di adattamento: invece di opporsi all’acqua, la assecondano. I limiti strutturali Ma nessuna struttura galleggiante è eterna. Il calcestruzzo si fessura, l’acciaio si corrode, i sistemi di ancoraggio si logorano. L’acqua salata è un agente implacabile. La manutenzione è continua e costosa. Se trascurata, il degrado diventa invisibile finché non è troppo tardi. Il galleggiamento stesso è una condizione dinamica: basta un sovraccarico, una tempesta eccezionale, un errore di progettazione, e l’equilibrio si spezza. L’illusione della soluzione definitiva C’è poi un altro affondamento, più sottile: quello delle aspettative. Pensare che un porto galleggiante sia una soluzione definitiva ai problemi dell’erosione costiera o dell’innalzamento del mare significa ignorare la complessità dei sistemi naturali. Le infrastrutture possono adattarsi, ma non sostituire una pianificazione territoriale lungimirante. Se la costa arretra, se le mareggiate diventano più violente, se il livello del mare continua a salire, anche le strutture più flessibili entrano in crisi. Una metafora del nostro tempo I porti galleggianti raccontano qualcosa di noi. Viviamo in un’epoca che privilegia soluzioni modulari, temporanee, reversibili. Costruiamo per adattarci, non per durare secoli. È un approccio pragmatico, spesso necessario. Ma ogni galleggiamento richiede equilibrio costante. E l’equilibrio ha un costo. Dire che “prima o poi affondano” non è un atto di pessimismo, bensì un richiamo alla responsabilità: progettare con manutenzione programmata, prevedere il ciclo di vita, accettare che nessuna infrastruttura è eterna. La vera domanda non è se affonderanno. È quando – e se saremo pronti.

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  3. A parte l'acqua salata rispecchiano i dubbi che assalgono diverse persone. L'unica cosa che non rispecchia quanto sopra è l'affermazione che si montano rapidamente. È soggettiva la valutazione del tempo . Nel nostro bel porto il rapidamente si riferisce a circa 40 anni...

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    1. Giusta riflessione qui al posto del sale c'é il batterio mangia ferro e se l'avessero fatto tradizionale in sasso i lavori sarebbero solo all'inizio di un lavoro decennale.

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  4. A proposito di trasparenza sul tema porto e affini, sembra di avere a che fare con il Politburo di era sovietica: tanto come si suol dire, meno la gente sa meglio è!

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